Battaglia La Terra Borgese: “I Santi e le Madonne del Palio di Siena”

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PAOLO BATTAGLIA LA TERRA BORGESE

Il palio è una competizione caratteristica dell’Italia che coinvolge i rioni di una città o territori limitrofi. Solitamente la gara vede la partecipazione di cavalli o altri animali, tuttavia esistono anche varianti in cui si compete con le barche o attraverso diverse categorie di sfide.

di Paolo Battaglia La Terra Borgese

Tra tutti i palii quello di Siena è il più famoso e la sua tradizionale manifestazione si tiene due volte all’anno: il 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano e il 16 agosto in onore dell’Assunta patrona e regina di Siena.

Nel regolamento del Palio di Siena del 1200  già da allora in occasione della festa di Santa Maria d’Agosto — è prescritto che tutti i cittadini di ogni Contrada rechino il cero in cattedrale «cum hominibus sue contrate».

Orsù correte questo palio…” Accanto alla Madonna, un ruolo centrale appartiene a Santa Caterina da Siena e ai protettori storici della città, come potete leggere cliccando qui, e qui. Oltretutto, sia le Contrade che i Fantini e perfino i Cavalli sono patrocinati da innumerevoli santi

Il Palio di Siena è dunque un profondo rito religioso e civico in cui la città si unisce sotto la protezione della Vergine Maria.

Ma da un punto di vista animalista: siamo bell’e rovinati?

Dal 1970 a oggi, circa 50 cavalli sono morti a causa degli incidenti durante il Palio di Siena o nelle fasi connesse alla manifestazione. Il tema della sicurezza e della mortalità animale solleva da anni forti polemiche da parte delle associazioni animaliste, contrapposte alla difesa della tradizione da parte del Comune e dei contradaioli. Leggi qui la storia e l’etologia del cavallo.

Ma a colpirmi e farmi impallidire è quel crocifisso, il crocifisso di Santa Caterina da Siena in quel dipinto del XVII secolo.

Il dipinto (autore sconosciuto) è conservato al Brooklyn Museumraffigura Santa Caterina da Siena  con il giglio crocefisso — intenta a mostrare la stimmatvisibile sul dorso della mano sinistra. Santa Caterina da Siena (1347-1380), terziaria domenicana, è riconoscibile dal velo bianco e dall’abito monacale scuro. Si tratta di un Olio su foglio in rame di 45 x 38 cm, realizzato tra il 1500 e il 1699 ma attribuito al XVII secolo; la cui origine geografica potrebbe essere in Italia o in Perù (durante il periodo coloniale). L’opera è inserita in una sfarzosa e preziosa cornice in argento goffrato su anima di legno. Gli storici del museo ipotizzano che la cornice stessa avesse all’epoca un valore economico superiore rispetto al dipinto, a testimonianza della grandissima devozione del proprietario verso la santa. Curiositàin passato l’opera era stata erroneamente identificata e descritta come una raffigurazione di Santa Chiara.

Colpisce non poco tutta questa religiosità in uno spettacolo così crudele da essere combattuto con tanto vigore dagli animalisti, e da decenni anche da associazioni come la LAV, l’OIPA e l’IHP che denunciano la pericolosità della corsa. Colpisce come viene così divinamente patrocinata una manifestazione che  secondo me — per alcuni versi, è direttamente imparentata con i Circhi Equestri.

Le Madonne e i Santi e il Cristo del dipinto sarebbero d’accordo? Quel crocifisso  per quanto ne so —, quel Cristo, dovrebbe essere Colui che libera l’uomo dal male e dal peccato tramite il suo sacrificio: e maltrattare gli animali è considerato un peccato dalla dottrina e dalla morale cristiana, oltre a essere un reato punito dalla legge italiana se pur con un “salvacondotta” (sì: condotta).

Il riferimento normativo principale è l’articolo 544-ter del Codice Penale, che punisce infatti il maltrattamento diretto (lesioni, sevizie o fatiche insopportabili per l’etologia dell’animale), e si affianca all’articolo 544-quater che vieta specificamente gli spettacoli e le manifestazioni violenti o oltraggiosi verso gli animaliMa c’è anche una sorpresa: è la deroga culturo-storica che ha escluso l’applicabilità delle norme penali nei confronti di manifestazioni tradizionali locali (come alcune feste o palii) autorizzate o riconosciute; ed è questo un tema spesso al centro di dibattiti giuridici e giurisprudenziali sulla tutela del benessere animale rispetto alle tradizioni.

Sembrerebbe tutto questo un curioso esercizio di acrobazia dialettica e religiosa. Ma davanti alla sofferenza non dovrebbero essere gli steccati delle appartenenze a impedire il rispetto degli animali diversi dall’uomo.

E in ogni caso, in generale, in ogni ambito, prima ancora delle leggi, a fare la fortuna degli sfruttatori sono i loro clienti senza etica, e sino a che «Dio ci ha dato il “dominio” sugli altri animali» ci sarà sempre qualcuno — della cui debolezza intellettuale sono convinto — pronto a giustificare le proprie cattiverie con l’uso improprio di versetti, perdendo di vista la fede nel suo messaggio fondamentale, il messaggio dell‘amore;  perché costui non si rende davvero conto dove il suo dominio debba riflettere il governo di Dio, che non significa distruzione o sfruttamento selvaggio, ma cura, protezione e saggia amministrazione: Dio non si divertirebbe affatto davanti una corsa di cavalli stremati dall’uomo e non mangerebbe lumache e aragoste dopo averle uccise nell’acqua bollente per puro peccato di golanon piazzerebbe trappole per volatili indifesi, non si divertirebbe al circo con animali, e non darebbe da leggere orpelli di Bibbie con copertina in pelle di animale e riporti in oro.

Ma è soprattutto con la lettera enciclica Laudato si’ (2015) di papa Francesco, che ci sono stati recentemente degli sviluppi nell’ambito che stiamo considerando: «Oggi la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completamente subordinate al bene dell’essere umano, come se non avessero un valore in se stesse e noi potessimo disporne a piacimento» (LS 69).

Paolo Battaglia La Terra Borgese