L’acqua è un bene comune e si difende con i chilometri di rete rifatta, non con gli incarichi

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Il ministro Tajani ha nominato un inviato speciale della Farnesina per le politiche internazionali dell’acqua e ha elencato, nell’annuncio, i problemi che il governo non ha affrontato in quasi quattro anni: le falde che si abbassano, la siccità che brucia le campagne, gli acquedotti che perdono.

Nessuno di questi problemi si risolve a un tavolo internazionale. Servono tubi, invasi, manutenzione, soldi a bilancio e una programmazione che qui non c’è.

I numeri sono noti: nelle reti dei nostri Comuni si perde il 42,4% dell’acqua immessa, 3,4 miliardi di metri cubi l’anno. La Cgia calcola che buttiamo via quasi dieci miliardi di euro.

Dal 2023 esiste già un Commissario straordinario per la scarsità idrica, prorogato di anno in anno e oggi affidato al capo della Protezione civile: un medico esperto di emergenze, con un curriculum rispettabile in cui non compare un solo giorno di lavoro nel settore idrico. Adesso arriva anche l’inviato speciale. Il piano idrico nazionale continua a mancare.

Il 29 settembre Roma ospita il Forum Euromediterraneo sull’acqua. Sarà una vetrina utile solo se ci arriveremo con qualcosa da mostrare oltre alle nomine: un programma pluriennale in Parlamento, obiettivi vincolanti sulle perdite, risorse certe per gli acquedotti, riuso delle acque depurate.