Cuba: si conclude il terzo Convoy di Let Cuba Breathe, la brigata rientra in Italia

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«La solidarietà non può essere bloccata da nessuna sanzione», ha detto la portavoce Giorgia Vernetti al termine della missione

Roma – Si è concluso il terzo Convoy organizzato dalla campagna Let Cuba Breathe: la delegazione italiana è rientrata dopo due settimane di viaggio attraverso l’isola, da Granma a L’Avana, in un percorso che ha toccato consultori, ospedali, policlinici, scuole e progetti sociali per l’infanzia, spingendosi anche in comunità di montagna raggiungibili solo attraversando fiumi e rilievi.

Il bilancio della missione comprende la consegna di 79 casse di aiuti – farmaci, materiale medico-sanitario, latte in polvere pediatrico, materiale scolastico e sportivo, con un peso medio tra i 15 e i 20 kg ciascuna – distribuite lungo tutto il percorso. Tra le tappe principali: la comunità di Guamá, nella Sierra Maestra (Santiago de Cuba), dove gli aiuti hanno raggiunto un consultorio medico e la Scuola Primaria Máximo Gómez; l’Ospedale Generale Rurale Emilio Bárcenas e la Scuola Mártires del Moncada di Boca de Mícara, nel municipio montano di Segundo Frente; l’Hospital Infantil Sur Docente di Santiago de Cuba, dove sono stati consegnati aiuti destinati ai bambini oncologici della provincia; e il consultorio e la Scuola Antonio Maceo Grajales della comunità di Manaca, tra le montagne caffeicole di Contramaestre. A questi si è aggiunta una parte del carico di un container coordinato con organizzazioni spagnole, già arrivato sull’isola nelle settimane precedenti.

Il rientro della delegazione coincide con un nuovo inasprimento delle misure statunitensi contro Cuba. Il 20 agosto il Dipartimento di Stato USA ha colpito con sanzioni la dirigenza dell’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) e nove ulteriori entità cubane, tra cui Consumimport, impresa statale che si occupa anche dell’importazione di beni e donazioni dall’estero, e Acorec, l’agenzia che gestisce l’impiego di personale cubano presso imprese straniere operanti sull’isola, comprese quelle europee. Le sanzioni si aggiungono alle nuove misure entrate in vigore il 12 agosto sul principale terminal portuale del Paese, che secondo la campagna stanno rendendo sempre più difficile l’attracco delle navi cariche di aiuti umanitari destinati a Cuba, in un momento in cui il bloqueo continua a incidere su carburante, energia elettrica e disponibilità di farmaci essenziali sull’isola.

«La brigata giunge al suo termine: abbiamo attraversato il Paese intero, visitato consultori, ospedali, policlinici, scuole e progetti sociali legati ai bambini, anche in zone difficilmente raggiungibili», ha dichiarato Giorgia Vernetti, portavoce del Convoy. «Lo abbiamo fatto per portare i nostri aiuti materiali, ma anche per testimoniare quello che consideriamo un genocidio lento, causato dalle sanzioni statunitensi, senza che le istituzioni internazionali o europee intervengano.

Mentre eravamo sull’isola abbiamo appreso delle nuove sanzioni dell’amministrazione Trump, che colpiscono Consumimport, importatrice delle donazioni che arrivano a Cuba, l’agenzia Acorec, che lavora con imprese internazionali ed europee, e alcune personalità dell’ICAP, l’Istituto di Amicizia tra i Popoli.

Noi vogliamo dimostrare che la solidarietà non può essere bloccata da nessuna sanzione, e ci appelliamo alle istituzioni affinché sostengano un popolo che non vuole essere colonia».

La campagna Let Cuba Breathe ha annunciato che proseguirà la propria attività con un nuovo invio, in partenza a fine agosto, delle donazioni raccolte a Torino, Reggio Emilia e Milano.