Occorre sempre rispetto per il personale ospedaliero

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I miracoli della vitrectomia: la tecnica e l’uomo al servizio degli vista
Una positiva e comune esperienza nell’ospedale di Ciriè

CIRIE’ (TO) –  Succede abbastanza frequentemente a  molti di entrare in una realtà complessa come un ospedale ed osservare aspetti, situazioni o comportamenti poco consoni o apparentemente sbagliati, fuori luogo e non positivi.
Pure, questa realtà medica è da anni attiva ed è improbabile che non abbia operato sempre per ottimizzare, migliorare o rendere inoppugnabile tutto ciò che accade al suo interno.

Sono pochi – purtroppo! -, tralasciando i pochissimi casi (mediamente sotto il 5%) di acclarata negligenza o errore del personale, quelli che cercano di comprendere la realtà di alcune difficili situazioni, oltre il condizionamento indotto dal problema di salute che li ha condotti in quel luogo.

Ebbene, è d’obbligo sapere che fin dal giuramento di Ippocrate, testo di etica medica scritto nel IV secolo a.C. (…consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza …regolerò il mio tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.

Tutto il personale ospedaliero, primari, medici, infermieri, sussidiari… è in questo luogo per il nostro benessere ed opera al riacquisto del nostro equilibrio psico-fisico più o meno perduto.

La verità, egregi lettori, è¨ che pochi o nessuno pensa e trova l’unica risposta che spiega bene quanto si osserva, cioè che la maggior parte (95% ca) delle negatività constatate è dovuta/causata dalla carenza di personale, strutture o mezzi che tutti i governi  di qualunque colore o sfumatura hanno contribuito a creare, costringendo chi può a ricorrere alla sanità privata; ciò da almeno 20-30 anni!

Questi disagi non sono senza prezzo, i costi si chiamano lunghe liste di attesa per visite, esami e pronto soccorso, spostamenti in sedi fuori presidio per accorciare di qualche giorno l’attesa, spese sanitarie personali in costante, inarrestabile crescita… Per non parlare degli esecrabili, cattivi comportamenti che cittadini privi di senno compiono sull’incolpevole personale ospedaliero.

Sarebbe opportuno, perciò, che prima di entrare in un sistema ospedale tutti facessimo queste piccole brevi riflessioni, per il quieto vivere e benessere della collettività.

Ma oggi noi qui vogliamo dire qualcosa di più; vogliamo parlarvi di un piccolo reparto di un piccolo ospedale di una piccola città che fa grandi cose nel più “normale” silenzio nella più inosservata quotidianità (siamo certi che tutto è sempre dovuto?), come accade in tutti gli ospedali e in tutti i reparti piccoli e grandi della nostra penisola e del mondo, di cui solo eccezionalmente si pubblica qualche notizia rispetto alle migliaia di interventi che vengono effettuati.

Questo articolo è nato dalle confidenze di G.D., anziano paziente – privo di protagonismo  – che ha voluto pubblicamente testimoniare la sua positiva esperienza per una delicata operazione oculistica di vitrectomia, con impianto secondario di cristallino artificiale ed altri interventi su retina, coroide e camera posteriore.

Il suo grazie va a tutta l’èquipe della sala operatoria, che non poteva vedere ma sentiva muoversi per lui:in primis il chirurgo che lo ha operato, il primario dottor Luca Chiadò Piat, la dottoressa Sabrina Salvini, l’anestesista, gli infermieri…

La vitrectomia non è per tutti i pazienti e non è¨per tutti i chirurghi, anche se può intervenire per parecchie patologie, poiché necessita di un lungo tempo di formazione e pratica, e l’attenzione e la precisione del chirurgo oltre la non pur facile tecnica sono fondamentali… (i tempi dell’intervento vanno da 45 a 120 e più minuti; quelli di recupero per il  paziente sono molto più lunghi…. mesi!).

Nello specifico al nostro paziente erano state comunicate le difficoltà oltre al normale, per i rischi connessi all’età, ad  altre patologie pregresse, all’uso di farmaci ostacolanti l’intervento, ad una serie di problematiche operatorie e post-operatorie anche con rischio emorragico, ad un pregresso distacco retinico ed ora anche alla rimozione di IOL sublussata.

Dopo sei mesi – abbiamo detto che questi tempi sono normali – oggi G.D.va migliorando m non ha ancora raggiunto la guarigione, pur constatando unla lenta positività visiva.

Abbiamo raccontato ciò, grazie al nostro paziente affinché chiunque, entrando in un qualsiasi ospedale come in quello di Ciriè in questione – ponga la sua fiducia nelle persone e nella struttura e sia ottimista, affinché quel male momentaneo si riduca il più possibile o si trasformi addirittura in bene.

franco cortese

Franco Cortese Notizie in un click