SARDEGNA, TODDE: “MI RIFIUTO D’INCONTRARE IL MINISTRO NORDIO”

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La presidente Alessandra Todde ha annunciato che la Regione Sardegna impugnerà davanti al Tar, sollevando anche la questione davanti alla Corte costituzionale, gli atti relativi al trasferimento nell’isola di un numero sproporzionato di detenuti sottoposti al 41-bis.

Chiariamo subito un punto: 𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 e ha sempre ospitato detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza. Ciò che non è accettabile è che il Governo decida di trasferirne nell’isola una quota enorme senza informare la Regione, senza coinvolgerla e senza nemmeno rispondere alla richiesta di accesso agli atti presentata il 4 agosto.

Una decisione del genere produce conseguenze molto concrete: solo per l’assistenza sanitaria dei detenuti trasferiti nel carcere di Uta, la Regione stima un costo di circa 15 milioni di euro, risorse che ricadono sulla sanità sarda, già alle prese con difficoltà e carenze. Un anno fa Nordio aveva promesso pubblicamente che ogni scelta sarebbe stata condivisa con la Regione. Non lo ha fatto.

E allora Todde ha ragione a dire: «𝗠𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗼. 𝗡𝗼𝗻 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶». La Sardegna non è la Cayenna d’Italia e i sardi non sono cittadini di serie B. 𝗟𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗿𝘁𝗲𝘀𝗶𝗮: 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.