Democrazia non pervenuta

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La grande permeabilità di molte società dell’Est Europa ai partiti di estrema destra, alle strette autoritarie, al nazionalismo e perfino al razzismo, proietta una luce tragica (ulteriore) sull’eredità del comunismo sovietico e la sua influenza sui Paesi satelliti (la Sassonia-Anhalt è ex Ddr).

Parrebbe un paradosso che laddove il socialismo era Legge e Regola, e l’internazionalismo una vantata ideologia di Stato, oggi prosperano la destra, il suprematismo etnico e religioso, il culto del leader forte come soluzione di qualunque problema. Prima rossi, poi neri: ma come è possibile? Forse, invece, non è un paradosso. Esiste un nesso ben leggibile tra il duro passato di quei popoli e il loro presente. E questo nesso, non so come dirlo altrimenti, è l’estraneità alla democrazia.

Laddove la democrazia non è mai stata un valore condiviso, e soprattutto non è mai stata una pratica, un potere autoritario, magari con qualche merito assistenziale che il capitalismo non è più in grado di garantire (Welfare addio?), risulta preferibile alle incertezze, al caos sociale, alla paura del domani.

Si usa dire che in assenza di tutele sociali per i poveri e per gli impoveriti, e in mancanza di un governo efficace dei flussi migratori, non c’è fede nei princìpi che tenga. Con i princìpi non si mangia. Verissimo.

Ma la pancia piena, se non si crede in qualcosa di giusto e perfino di allegro, come l’uguaglianza e la libertà, non basta per dare respiro e luce a una società.

La famosa “identità” che il sovranismo nero indica nella Nazione, nella chiusura e nella nostalgia del passato, è un’identità truce. Non può essere il fondamento di una comunità che pensa al suo futuro. Nella battaglia sui princìpi, sulle idee-bandiera, la democrazia non parte battuta

MICHELE SERRA