11 settembre, a scuola negli Usa non è la stessa storia

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A 25 anni dagli attacchi dell’11 settembre, la maggior parte dei 50 governi federali degli Stati Uniti incoraggiano le scuole a tenere lezioni e incontri specifici su quegli eventi, ma dettagli e approcci non sono omogenei. In pratica, i programmi scolastici differiscono.

Per il Paese non è una novità: ai singoli Stati federali è riconosciuto per legge il diritto di definire i propri programmi di storia – inclusi temi, criteri e linee guida nel più ampio ambito delle scienze sociali-, mentre il ministero dell’Istruzione si limita a supervisionare e armonizzare i curricula, incoraggiando insegnanti, famiglie e attori sociali a contribuire all’educazione dei ragazzi. Per questo, come emerge da un’inchiesta dell’agenzia di stampa statunitense Associated Press (Ap), gli approcci rispetto all’11 settembre differiscono persino a livello di “interesse”: sono 40 Stati su 50 che chiedono esplicitamente agli insegnanti di affrontare l’argomento in classe.

Ma anche qui, come scrive l’Ap, programmi e disposizioni “variano notevolmente” perché “spaziano da contenuti didattici dettagliati a concetti generali. Di conseguenza, alcuni non specificano cosa insegnare in merito all’11 settembre”.

Interessante notare che gli approcci non sono sempre in linea con l’appartenenza “storica” dello Stato all’ala repubblicana o democratica: ne sono un esempio due Stati tradizionalmente “rossi” come Texas e Alabama. Nel primo, gli attacchi dell’11 settembre vengono collegati al “terrorismo islamico radicale”, inteso come fenomeno della storia moderna, mentre nel secondo tali eventi sono inquadrati nel “coinvolgimento militare degli Stati Uniti nei conflitti internazionali dal 1980”.

Ma il range di proposte continua a variare: il Colorado ad esempio incoraggia gli studenti ad “analizzare le conseguenze dell’11 settembre”, inclusa la “discriminazione in Medio Oriente”; il Nuovo Messico si spinge fino alla vicenda dell’incarcerazione a Guantanamo Bay dei presunti combattenti e degli abusi commessi dai militari americani sui prigionieri ad Abu Ghraib, in Iraq; California, Florida, New Jersey e Dakota del nord propongono dibattiti “sugli sforzi compiuti dopo l’11 settembre per conciliare la sicurezza nazionale e le libertà civili”.

Infine, oltre ai programmi differisce anche l’età in cui secondo gli esperti dovrebbe iniziare l’insegnamento di questo capitolo della storia statunitense: per l’Alabama è importante iniziare già dalla quinta elementare, per la Florida dalle scuole medie, mentre il “Freedom Framework” della Louisiana del 2022 inserisce l’argomento già dalla seconda elementare.

Tendenza opposta in Arizona, dove di recente è stata introdotta una riforma volta a “proteggere i bambini piccoli dal vero orrore dell’11 settembre e assicurarsi che i ragazzi più grandi non lo dimentichino mai”, come ha spiegato il senatore repubblicano dello Stato John Kavanagh, promotore della legge.

Il tema è complesso e, come si evince scorrendo gli articoli sui media americani, il dibattito negli Stati Uniti continua. La convinzione generale è che non possa essere dimenticato quanto accadde quel giorno ai quattri aerei dirottati verso New York, Arlington e la Pennsylvania, né il destino dei quasi 3mila morti e 6mila feriti che ne seguirono. L’approccio è già molto cambiato: nel 2011, dieci anni dopo quei fatti, il 60% circa degli Stati non aveva esplicitamente inserito l’11 settembre nei proprio programmi di insegnamento.

Oggi quel numero è sceso al 20%. Ma per alcuni non basta: lo scorso anno al Congresso è stata presentata una riforma bipartisan per far sì che tutti e 50 gli Stati americani inseriscano questo avvenimento nei loro programmi di storia, già a partire dalle elementari. D’altronde uno studio del Pew research Centre rileva che il 60% dei cittadini americani nati dopo il 2001 ha appreso degli attacchi a scuola.

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