Perdonare per tentare di ricompattare la famiglia non è mai stata per me un’opzione. Non vorrei che suonasse male, ma semplicemente non ce la faccio. Ho dovuto essere sincera con me stessa e riconoscere quello che sentivo, senza fingere qualcosa che non mi apparteneva.
Nelle mie scelte ho messo al centro i miei figli, David Lee e Louis Thomas, ma sulla bilancia ho messo anche me stessa. Perché una mamma infelice non sarebbe sicuramente una buona mamma. Ho capito che pensare al loro bene non significava necessariamente dimenticare il mio.
Siamo riusciti a instaurare un rapporto cordiale con un obiettivo preciso: garantire ai nostri figli tutta la serenità possibile. Questo, per me, è ciò che conta. Non ho però mai sentito mio il concetto di “famiglia allargata” e continuo a non comprenderlo fino in fondo. Preferisco pensare che siamo due famiglie: ognuno ha costruito la propria ed entrambi abbiamo trovato soddisfazione nel nostro percorso.
Non sento il bisogno di vendicarmi e non desidero farlo. Ma questo non significa dimenticare. Ho scelto di andare avanti rispettando ciò che provo, cercando un equilibrio che permetta ai miei figli di essere sereni senza rinunciare alla mia serenità e a me stessa.



