Per essere riconosciuti come caregiver bisogna lavorare gratis e più del doppio delle ore di un contratto a tempo pieno

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È la soglia scritta nella bozza della riforma allo studio del governo, la cosiddetta riforma Locatelli, attesa dopo la Legge di Bilancio: per ricevere l’assegno da circa quattrocento euro al mese servono almeno novantuno ore di assistenza a settimana, più di tredici ore al giorno, senza saltarne uno.

Bisogna anche convivere con la persona assistita e avere un reddito personale sotto i tremila euro l’anno.

In Italia, secondo l’ultima rilevazione Istat, i caregiver informali sono 12,3 milioni, quasi un adulto su quattro. La platea che rispetterebbe davvero tutti questi requisiti si stima intorno alle cinquantamila persone.

Cinquantamila su dodici milioni. È un trucco contabile: si scrive un diritto sulla carta e lo si progetta perché quasi nessuno riesca a incassarlo.

Nel frattempo la maggioranza di chi assiste un familiare lo fa senza raggiungere nessuna di queste soglie, incastrata tra un genitore anziano e un figlio piccolo nello stesso pomeriggio.

Il 56 per cento, secondo un’indagine Ipsos Doxa di giugno, ha già ridotto o sospeso il lavoro almeno una volta per questo.

Tra le donne di questa fascia più di due su tre segnalano difficoltà ricorrenti, con carriere rallentate o trasformate in part time non scelto.

Il tema riceve bozze e tavoli tecnici. Quello che continua a mancare sono i soldi, distribuiti secondo una soglia pensata per restare quasi vuota.

Chiamarla riforma del riconoscimento è già la prima bugia della legge.