Nel «campo largo», l’unica forza che frena continua a essere il Partito Democratico. Mentre gli altri partner della coalizione vantano posizioni definite su dossier centrali come la guerra e l’invio di armi, all’interno del PD convivono correnti di pensiero nettamente contrapposte.
Primarie sì, primarie no; armi sì, armi no: una frammentazione tattica e ideale che finora ha impedito di definire persino una linea di programma chiara.
A pochi mesi dalle elezioni, il centrosinistra si trova così privo sia di una visione politica unitaria sia di un candidato alla Presidenza del Consiglio. Uno stallo particolarmente rischioso di fronte alla nuova legge elettorale in arrivo alla Camera con la fiducia, caratterizzata da capolista bloccati, premio di maggioranza e l’obbligo di indicazione del leader di coalizione.
Di fronte a questa trasformazione delle regole del gioco, da parte del PD e degli alleati tutto tace.
Così, mentre il centrodestra si prepara a far valere lo stesso programma del 2022, visto che si è visto poco e niente, il centrosinistra resta ancora a carissimo amico, bloccato dalle proprie divisioni e dall’incapacità di fare sintesi.



