Il centrodestra accelera sulla riforma Rai. L’obiettivo è approvare la norma entro Natale, così da procedere a eleggere un nuovo vertice a gennaio, una governance che resterà in carica 4 anni.
Prendersi la tv pubblica prima del voto, prima che arrivi qualcun altro. Così ieri in VIII commissione a Palazzo Madama è ripresa la discussione sugli emendamenti e la destra è andata dritta come un treno nell’approvare i suoi, senza far toccare palla all’opposizione. Il nuovo Cda Rai sarà composto da sette membri, tre eletti dalla Camera, tre dal Senato e uno dai dipendenti della tv pubblica. Quelli di nomina parlamentare, però, dalla terza votazione saranno eletti a maggioranza semplice, quindi chi ha la maggioranza può prendersi tutto.
Tra i sette, poi, il Consiglio elegge amministratore delegato e presidente, che però deve sempre passare dal voto in Vigilanza Rai, anche qui a maggioranza semplice dalla quarta votazione: addio nomine bipartisan, dunque. Positivo, però, è che si sia tolta al Mef la possibilità di indicare Ad e presidente, come chiesto dal Media Freedom Act. Ieri è stata approvata pure la possibilità del taglio del canone, con esultanza della Lega, a patto di trovare risorse sostitutive.
L’opposizione, dunque, è stata relegata al ruolo di spettatrice, ma la questione s’interseca con la nomina della nuova Vigilanza Rai. Incamerati i nomi della maggioranza, Ignazio La Russa aveva annunciato di voler procedere alla nomina d’ufficio dei rappresentanti delle opposizioni entro mercoledì. Ieri, però, non è arrivato alcun nome. “La Russa si fermi, sarebbe l’ennesima forzatura”, avverte l’ex presidente Barbara Floridia (M5S). “Sto lavorando a una mediazione coi capigruppo”, ha spiegato in serata La Russa. Le opposizioni avevano lasciato trapelare una disponibilità alla ricostituzione della Vigilanza in cambio di maggior condivisione sulla riforma Rai. Che però non c’è stata.
Gianluca Roselli


