DUE PESI, DUE MISURE: GROENLANDIA, CRIMEA E DONBASS

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E allora poniamola una volta per tutte questa domanda, senza paura e senza ipocrisie

Se quando si parla di Groenlandia gli Stati Uniti possono rivendicare un ruolo militare e strategico permanente, se Washington può pretendere di avere un controllo permanente sulla sicurezza dell’isola e impedire ad altri Paesi di avere una presenza militare lì, allora perché quando si parla di Crimea e Donbass dobbiamo improvvisamente dimenticarci della sicurezza, della popolazione e degli interessi strategici della Russia?

Il 22 settembre Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un accordo che mantiene la sovranità danese sulla Groenlandia, ma concede agli Stati Uniti un controllo permanente sulla sicurezza dell’isola e amplia la loro presenza militare. Sono fatti, non opinioni.

E proprio qui nasce la domanda che Lavrov ha posto all’ONU: perché il principio dell’autodeterminazione e della sicurezza viene interpretato in un modo quando riguarda la Groenlandia e in un altro quando si parla di Crimea e Donbass?

Io non accetto che il mondo venga raccontato con due metri e due misure.

Quando gli Stati Uniti rafforzano la propria posizione strategica nell’Artico, tutto viene presentato come sicurezza, difesa, deterrenza e interesse nazionale

Quando invece la Russia parla della propria sicurezza e della presenza della NATO ai suoi confini, improvvisamente tutto diventa soltanto aggressione, minaccia e imperialismo. Ma la sicurezza non può essere un privilegio riservato soltanto a Washington e ai suoi alleati.

Se davvero vogliamo parlare di diritto internazionale, allora dobbiamo applicare gli stessi principi a tutti: Stati Uniti, Russia, Europa, Ucraina, Danimarca e chiunque altro.
E soprattutto l’Unione Europea dovrebbe smetterla di comportarsi come se la politica estera degli Stati Uniti fosse automaticamente la politica dell’Europa.

L’Europa non ha bisogno di essere trascinata in ogni confronto militare deciso oltreoceano. Ha bisogno di diplomazia, sicurezza, energia, lavoro e pace. Perché alla fine le conseguenze delle guerre non le pagano i grandi leader seduti nei palazzi.

Le pagano i cittadini.

E mentre Washington rafforza la propria posizione militare in Groenlandia, Bruxelles continua a chiedere sacrifici agli europei e a seguire una politica sempre più militarizzata.
Io una domanda continuerò a farla:

SE LA SICUREZZA È UN DIRITTO PER GLI UNI, PERCHÉ NON DOVREBBE ESSERE UN DIRITTO ANCHE PER GLI ALTRI?

Non chiedo di scegliere una bandiera. Chiedo semplicemente coerenza. Perché se l’ordine internazionale deve essere davvero fondato sulle regole, quelle regole devono valere per tutti.