George Foreman, Muhammad Ali e Smokin’ Joe Frazier conquistarono fama come medagliati olimpici, attirarono investitori e ricevettero attenzioni e opportunità fin dai primi passi nel professionismo.
Per me non fu così. Ero come quel ragazzo con il naso schiacciato contro la vetrina di una pasticceria. In altre parole, ero soltanto uno dei tanti.
Eppure, nonostante avessi lasciato la scuola in seconda media e fossi considerato dall’establishment della boxe un “signor nessuno”, diventai campione del mondo dei pesi massimi, titolo che mantenni dal 1978 al 1985.
Posso dirvelo chiaramente: arrivare fin lì fu una lotta incredibile. Da giovane professionista guadagnavo poco e la mia ricerca di riconoscimento era resa ancora più difficile dal fatto che molti mi conoscevano soltanto come sparring partner di Muhammad Ali. Per qualche ragione, quel ruolo impediva ai dirigenti e agli uomini di potere della boxe di vedere il talento che avevo.
Tra questi c’era anche il mio cosiddetto promoter, Don King, che mi trattava come spazzatura. Le cose cambiarono quando il suo uomo di punta, Ali, si avvicinò alla fine della carriera e King fu costretto a cercare il prossimo peso massimo da portare al vertice.
Oggi i campioni vanno e vengono, e spesso se ne vanno anche troppo in fretta. Con il proliferare delle federazioni e degli organismi che assegnano titoli mondiali, come IBA, IBC, WBU e WBF, il titolo di campione del mondo ha finito per perdere parte del prestigio che aveva un tempo.
Ai miei tempi non era così. Allora non c’erano molti dubbi su chi fosse il vero campione dei pesi massimi. Certo, a volte più pugili reclamavano il titolo, ma il pubblico sapeva riconoscere l’uomo da battere. Frazier, Foreman e Ali si alternarono in quel ruolo per gran parte di un’epoca irripetibile.
Quando Ali annunciò il ritiro nel 1979, arrivò il mio momento.”
Larry Holmes



