TELECOMANDO: “Cambia canale, schiaccia il quattro”

0
1

Il più piccolo, il ragazzino, si alzava dal divano. Raggiungeva il Grundig, grande, pesante, con quell’enorme tubo catodico che lo faceva sporgere di un metro dal muro, e schiacciava. I tastini, verticali, erano 16 e corrispondevano a un canale: era quella la missione per l’ultimo arrivato, un nonnismo in versione familiare.

Il ragazzino si rimetteva seduto, ma la beatitudine durava poco. Il segnale era continuamente disturbato e si doveva alzare, di nuovo, per toccare l’antenna e cercare la pulizia del segnale. “Babbo, va bene così?”. “Va bene, speriamo che duri”.

La tv si regolava a mano, alzandosi ogni minuto. E così passavi dal telegiornale a Mina, da Corrado a Gigi Riva, da Gino Cervi a Ugo Pagliai. Ma poi, 50 anni fa, arrivò lui. Il telecomando, insieme alla televisione nuova. Era poco più grande di un pacchetto di sigarette e d era leggero come la felicità.

Arrivò un pomeriggio, in un grande scatolone: in tutta fretta collegammo la nuova tv ma il re era lui, il telecomando, quel prodigio della tecnica che non ci avrebbe più fatto alzare dal divano. Aveva dei tasti piccoli, colorati di blu, di nero, di verde, in leggero rilievo. Alti, bassi, bilanciamento, scorrimento canali, volume, accensione. Da vero re del salotto stava lì, immoto, sul tavolino accanto alla poltrona “buona”. Ogni tanto andava aperto, con cura, per il cambio delle batterie.

Secondo i dettami della famiglia italiana, era proprietà privata di papà e mamma. Ma quando loro non c’erano, sgattaiolavi in salotto e iniziavi a pigiare su quei tastini, a cambiare vorticosamente canale, solo per il gusto di farlo.

Da poco erano arrivati i canali della Svizzera Italiana, di Capodistria, di Montecarlo, e poi le prime tv private. Era una bulimia dell’immagine dopo tanti anni di bianco e nero e di dittatura della tv di Stato.

I tastini, percossi da falangi impazienti, dopo qualche mese passavano a miglior vita: e arrivava un altro telecomando. Erano tutti uguali, adatti a qualsiasi tv.

Potevi cambiare canale anche al piccolo apparecchio della cucina, o anche alla tv del vicino, con un poco di immaginazione. Guardarli adesso, quei tastini, ti riporta a quel mondo, a quei giorni fantastici quando quella scatolina color panna cambiò il salotto per sempre.

Oggi il telecomando è un anonimo, scontato pezzo di casa: lo trovi sul pavimento, dimenticato tra i cuscini, sul tavolo sommerso da giornali, riviste o chiavi, lo lanci, lo maltratti. 50 anni fa viveva da re, da chiave di accesso per un mondo nuovo.