Sembra impossibile che la memoria storica abbia così breve respiro.
Se leggiamo un libro di storia o di sociologia sappiamo quale sia stato in passato il ruolo della stampa, dell’accademia e della diplomazia nella legittimazione della narrativa del potere.
Eppure oggi l’apparato mediatico, l’intellighentia e la diplomazia si presentano all’opinione pubblica come neutri commentatori, un po’ preteschi, pronti a trasmettere il proprio oggettivo sapere ai cittadini attraverso la televisione, considerata da Pasolini lo strumento per eccellenza del potere totalitario che spazza via le ultime sacche di resistenza emotiva e psicologica da lui individuate forse erroneamente nell’Italia contadina e sottoproletaria.
Elena Basile



