«Tutto è cominciato con le parole di una maestra. Mi disse che mio figlio si distraeva facilmente, che faceva fatica con il corsivo, che non rispettava i margini del quaderno. Rimasi spiazzata.
Lui era un bambino curioso, brillante, con una proprietà di linguaggio sorprendente, capace di memorizzare storie intere e di appassionarsi alla storia, alla geografia, alle scienze.
Non riuscivo a capire come quel bambino così sveglio potesse perdersi davanti a un foglio, incepparsi sulle lettere, vivere la scrittura come un ostacolo enorme. Poi arrivò l’ipotesi: forse aveva un disturbo specifico dell’apprendimento.
In quel momento mi crollò il mondo addosso. Mi chiesi che cosa fosse, se fosse una malattia, se si potesse guarire, dove l’avesse presa. Sentivo impotenza, ansia, paura. Se avessi potuto prendere su di me tutte le sue fatiche scolastiche, lo avrei fatto immediatamente. Ma non potevo. Potevo solo stargli accanto e imparare a diventare una madre più consapevole.
Ho scoperto che mio figlio non era malato. Era, ed è, intelligente. Aveva semplicemente un modo diverso di apprendere, una caratteristica che rendeva faticose alcune richieste della scuola: scrivere, comporre testi, stare dentro le righe. Quella fatica non era svogliatezza, era reale, totale, così grande da non lasciare spazio ad altro.
Gli strumenti giusti hanno cambiato tutto. Un tablet, un supporto adeguato, una scuola più consapevole possono fare la differenza tra sentirsi sbagliati e riuscire a proseguire il proprio cammino.
Mi sono chiesta tante volte se avrei potuto accorgermene prima. Ho chiesto scusa a mio figlio per non aver visto subito la sua sofferenza, per non aver capito che dietro ogni esercizio c’era uno sforzo immenso.
Poi ho imparato una cosa fondamentale: la scuola è solo una parte della vita di un figlio. La vita lo aspetta, con le sue possibilità, i suoi talenti, le sue strade.
Racconto la nostra esperienza perché nessun genitore debba sentirsi solo davanti a una diagnosi, perché ogni insegnante possa riconoscere la bellezza e l’intelligenza di questi ragazzi, e perché nessuno studente venga lasciato indietro solo perché impara in modo diverso.»



