GIGI MERONI, LA STORIA DI UN UOMO

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Il 15 ottobre 1967.

Domani ricorrera’ il 59° Anniversario della morte di Gigi Meroni, il piu’ grande talento granata del dopo Superga.

Meroni ha rappresentato la storia di una generazione, vivendo quasi in simbiosi con il popolo granata una grande storia d’amore.

Gigi Meroni è stato nel calcio il maggiore e forse l’unico interprete della domanda di liberta’ che ha investito l’universo giovanile negli anni sessanta.

Calciatore estroso e imprevedibile, capace di gol e invenzioni impossibili, noto in tutto il mondo per il gioco particolarissimo, per la capigliatura e per le stravaganze estetiche, fu oggetto di amore e dileggio.

Amore da parte delle curve, quella genoana e torinista in particolare, ma anche da parte dell’Avvocato Agnelli, che per lui offri la cifra più alta mai offerta fino allora per un giocatore. Dileggio da parte dell’ala benpensante dell’opinione pubblica e del giornalismo sportivo, che ne decretò l’ostracismo in nazionale. Personaggio inquieto e geniale: pittore e creatore del proprio inimitabile abbigliamento. Personaggio complesso: mite e ribelle, credente e protagonista di un amore difficile in invincibile con una donna sposata, la “bella tra le belle” del mondo del Luna Park.

Fino alla morte banale (un incidente d’auto) avvenuta quando fu investito in corso Re Umberto dall’auto guidata da Attilio Romero che nel 2000, beffa del destino diventò presidente del club. Meroni al Toro lo volle Nereo Rocco ed in granata dal 1964 al 1967, totalizza 103 presenze e 22 reti.

Gioca l’ultima partita contro la Sampdoria (4-2). La sera uscito di casa con il compagno di squadra Poletti va incontro a una morte atroce. La domenica successiva i granata vincono il derby per 4-0 con una tripletta di Combin, che alza le braccia al cielo ed indica una stella e nasce il mito della “farfalla granata”