FRANCESCO TOTTI: LA RIVALITÀ CON LA LAZIO E IL RISPETTO PER NESTA, PRINCIPE DEI DERBY

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«Da bambino odiavo la Lazio al punto che, sull’album Panini, attaccavo le figurine dei suoi calciatori a testa in giù. Non volevo vederli nemmeno in faccia. Era un odio calcistico, istintivo, da romanista cresciuto con quei colori addosso.

Eppure, quella rivalità non mi ha mai impedito di riconoscere il valore degli avversari. In campo ci siamo misurati con una generazione laziale fortissima, fatta di ragazzi che avevano talento, carattere e identità. Dopo certe battaglie, quando ci stringevamo la mano, pensavo davvero: quanto sono forti questi.

Alessandro Nesta, per me, è stato il difensore più bello da vedere che abbia mai incontrato. Elegante, pulito, sempre in controllo. Non aveva bisogno di fare falli brutti, perché arrivava prima, leggeva il gioco, sembrava nato per stare lì.

Ricordo un derby giocato nel fango, con la pioggia, il campo impossibile, gli spogliatoi poveri e l’aria pesante delle grandi sfide. Io mi sentivo sporco, inzaccherato, dentro una battaglia vera. Eppure Sandro, in mezzo a tutto quel caos, sembrava un principe.
Era naturale salutarci, sorriderci, riconoscerci. Io sapevo di essere il ragazzo del vivaio romanista, lui quello del vivaio laziale. Eravamo rivali, certo, ma anche due simboli cresciuti dentro la stessa città, su sponde opposte.

Il calcio è questo: sfida, appartenenza, rivalità feroce, ma anche rispetto. Puoi non sopportare una maglia, puoi vivere il derby come una guerra sportiva, ma quando davanti hai un grande giocatore lo capisci. E Nesta lo era davvero.