A Roma è stato appena completato un intervento che va proprio in questa direzione: il tetto del casello Roma Est, lungo l’A24

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A Roma è stato appena completato un intervento che va proprio in questa direzione: il tetto del casello Roma Est, lungo l’A24, è stato coperto da 466 pannelli solari.

Una soluzione che non ha richiesto nuovo suolo e ha sfruttato una struttura già esistente, trasformandola di fatto in una piccola centrale elettrica.

L’impianto è stato progettato per integrarsi sull’infrastruttura senza consumare aree verdi o agricole.

Secondo i dati dell’azienda che ha curato i lavori, i pannelli raggiungono una potenza di picco di 210 kW e possono immettere in rete tra i 250. 000 e i 280. 000 kWh l’anno.
L’intervento è stato chiuso in appena due mesi e viene indicato come un modello replicabile.

Questo intervento rappresenta un modello virtuoso di fotovoltaico a “suolo zero”, dimostrando come le infrastrutture esistenti possano trasformarsi in generatori di energia pulita senza intaccare il paesaggio o i terreni agricoli.

L’impatto potenziale in Italia

Se estendessimo l’esperimento del casello di Roma Est su scala nazionale, i numeri diventerebbero molto significativi. Ipotizzando un rendimento medio simile per i 737 caselli autostradali italiani:
* Potenza totale installabile: Circa 154 MW di potenza di picco.
* Energia annuale generata: Tra i 184 e i 206 milioni di kWh all’anno.
* Fabbisogno coperto: Una produzione simile potrebbe soddisfare il consumo elettrico annuo di oltre 60.000/70.000 famiglie, risparmiando decine di migliaia di tonnellate di CO₂.

I vantaggi chiave del modello
– Nessun consumo di suolo: Sfrutta superfici antropizzate (tetti di caselli, pensiline, barriere acustiche) salvaguardando aree verdi e biodiversità.

– Velocità di esecuzione: Come dimostrato a Roma Est, i tempi di cantiere sono ridotti (solo due mesi), minimizzando l’impatto sulla viabilità.

– Burocrazia snella: Installare impianti su strutture esistenti o aree industriali/autostradali gode spesso di iter autorizzativi più rapidi rispetto ai grandi parchi solari a terra.

– Prossimità alla rete: Le autostrade e i caselli sono già interconnessi alle linee elettriche, facilitando l’immissione dell’energia in rete senza necessità di costruire nuove e lunghe infrastrutture di collegamento.

In Svizzera installano i pannelli tra i binari ferroviari: il futuro della transizione energetica passerà sempre più dall’integrazione infrastrutturale (strade, ferrovie, parcheggi e canali irrigui) per massimizzare la produzione energetica minimizzando l’impatto visivo e ambientale