Non sarà stata vera gloria, forse no. La tua Italia, Silvio, nel senso di Baldini, ha regolato il Lussemburgo, che abita il sottoscala del pallone. Ma tu, Silvio, hai dimostrato come il football sia leggerezza, voglia, piacere di giocare.
Potevamo segnarne sei, sette, sempre guardando le stelle, sempre sognando, giocando.
Tu, Silvio, hai provato a cancellare con la cimosa del tuo buonsenso apuano la lavagna della vergogna di Zenica. Hai dato fiducia a ragazzini di serie B o cresciuti lontano, nomi mai visti su Rai uno, in prima serata.
Meriteresti, Silvio, che il prossimo presidente federale ti confermasse sulla panchina degli italiani, magari dandoti tempo, regalandoti settimane di stage e di lavoro, fondendo la freschezza di questi ragazzi con alcuni senatori: Calafiori, Tonali, Kean e mi fermerei qui.
E invece, Silvio, così non andrà. Il carrozzone federale restaurera’ l’antico, tornerà magari Conte con il suo vetero 3-5-2, e allegramente rivedremo i Di Lorenzo, i Politano, i Cristante, i Locatelli, i Barella, i Dimarco, la malinconia di un calcio azzurro spiegazzato e depresso, al capolinea tecnico e morale, lentezza endemica e passaggetti all’indietro. Peccato, o Silvio. Sarà una clamorosa occasione perduta, nel migliore stile italiota.
Te lo meritavi, ma la crepuscolare Italia del calcio non merita te, uomo dabbene, lontano dai giochetti e dai palazzi. Grazie, intanto, per questo venticello fresco entrato dalle nostre finestre, mentre il Mondo si prepara a giocare, lontano da qui.



