Giorgia Meloni ha avuto il coraggio di dirlo in Parlamento, ma i dati raccontano una tragica bugia
I numeri dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l’OIM, riportati anche da La Stampa certificano una vera e propria strage: 765 persone morte nel Mediterraneo centrale da inizio anno.
Un aumento spaventoso del 152% rispetto al 2025. È il risultato di tante cose, da non dimenticare.
È infatti l’esito dell’assenza totale di canali di ingresso legali e sicuri (l’unico modo per evitare che le persone finiscano sui barconi), del vuoto creato nei soccorsi da questo governo, con la sua guerra alle Ong, della mancanza, ancora una volta, di una Mare nostrum europea.
E poi – possiamo dircelo? – di una rimozione totale della vita delle donne e degli uomini che intraprendono il viaggio. Che migrano.
Una rimozione che produce una cosa a cui ci si è tutti tragicamente abituati: le vittime di queste stragi non godono neppure del diritto a essere identificate.
Non sono più neppure vite spezzate: sono un mare di corpi nel più grande cimitero del mondo.
Giorgia Meloni, e diversi altri suoi colleghi e certamente pure le istituzioni europee, dovrebbero assumersi un pezzo di responsabilità e cambiare le scelte politiche.
Invece si fa il contrario: si insiste su quel mostro giuridico che è il modello butta-soldi dei CPR in Albania, non si cancella la Legge Bossi Fini (come avrebbero dovuto fare anche i governi precedenti), non si scommette sullo sviluppo del continente africano.
Basta propaganda cinica sulla pelle di chi affoga serve cambiare.
Servono subito, lo ribadiamo, una missione europea di ricerca e soccorso e canali di accesso legali e sicuri per contrastare, davvero, i trafficanti.



