In occasione della riunione dei ministri degli Esteri dell’UE ActionAid lancia un monito: per i palestinesi a Gaza non esiste alcun cessate il fuoco, ma solo la fase successiva del genocidio.
ActionAid chiede ai leader dell’UE di smettere di nascondere le atrocità in corso dietro un linguaggio diplomatico e di chiamare la realtà in Palestina con il suo nome: il genocidio non è finito e l’impunità dello Stato di Israele continua.
Nonostante la retorica diplomatica, i palestinesi continuano a essere uccisi, affamati e sfollati con la forza. Gli aiuti restano deliberatamente bloccati, le persone sfollate vengono uccise nei rifugi o mentre tentano di tornare alle proprie case, e nuovi meccanismi di controllo avanzano sotto la copertura della “stabilizzazione”.
Sono in fase di elaborazione nuovi piani per espandere ulteriormente le cosiddette “linee gialle” all’interno del territorio palestinese, mentre prosegue la distruzione delle case e delle infrastrutture rimaste in tutta la Striscia di Gaza.
«Dal 10 ottobre 2025, le forze israeliane hanno ucciso palestinesi a Gaza quasi ogni singolo giorno, inclusi almeno 100 bambini», ha dichiarato Jamil Sawalmeh, Direttore di ActionAid Palestina.
«Non c’è stata alcuna transizione verso una nuova fase di una presunta pace, non c’è stato alcun cessate il fuoco per i palestinesi. Al contrario, stiamo assistendo alla prosecuzione del genocidio, che si dispiega sotto la copertura della diplomazia e dei colloqui sulla ricostruzione».
I palestinesi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, vivono sotto la costante minaccia della violenza dei coloni sostenuta dallo Stato, caratterizzata da attacchi contro case, terre, mezzi di sussistenza e vita quotidiana, spesso portati avanti con totale impunità.
Le forze israeliane continuano a praticare azioni illegali contro i palestinesi, tra cui demolizioni punitive delle abitazioni, restrizioni alla libertà di movimento e la distruzione dei campi profughi nel nord della Cisgiordania.
Solo questa settimana, comunità nel sud – tra cui Masafer Yatta e Ras Ein el Auja – sono state attaccate, costringendo i residenti a fuggire per salvarsi la vita. Queste azioni costituiscono una violenza strutturale, che approfondisce la frammentazione, la spoliazione e il controllo in tutta la Cisgiordania.
«Mentre l’Unione Europea ha discusso di sanzioni – per poi fare marcia indietro – le autorità israeliane continuano la loro occupazione illegale della Palestina, in diretta violazione del diritto internazionale.
Molti Stati membri dell’UE hanno formalmente riconosciuto la sovranità palestinese, ma il riconoscimento comporta obblighi legali che vanno oltre la condanna e richiedono azioni concrete per prevenire ulteriori crimini. Consentendo il perdurare dell’impunità, i leader dell’UE non sono più neutrali: rischiano la complicità nel genocidio contro i palestinesi» ha dichiarato Sawalmeh.
ActionAid chiede ai leader UE di:
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Adottare immediatamente misure politiche, diplomatiche, economiche e legali per porre fine al genocidio e all’occupazione illegale dello Stato di Israele, incluse sanzioni e la sospensione dell’accordo di associazione con Israele.
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Agire in conformità ai propri obblighi di prevenire e punire il genocidio, rispettare le decisioni vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) e della Corte Penale Internazionale (ICC) e porre fine all’occupazione illegale dello Stato di Israele nel territorio palestinese occupato.
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Respingere le nuove norme israeliane sulla registrazione delle ONG e proteggere le organizzazioni umanitarie indipendenti.
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Fermare lo sfollamento forzato a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e porre fine a tutte le politiche che impediscono ai palestinesi di tornare alle proprie case.
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Garantire che la ricostruzione sia guidata dai palestinesi, basata sui diritti e fondata su ritorno, giustizia e responsabilità.



