ActionAid: “in Ituri la doppia tragedia delle famiglie sfollate, strette tra Ebola e conflitto armato”

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Nella provincia dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, l’epidemia di Ebola si intreccia con gli effetti del conflitto armato
Le testimonianze raccolte da ActionAid raccontano una popolazione già costretta a vivere in strutture sovraffollate, oggi alle prese con minori opportunità di lavoro, crescenti difficoltà nell’accesso al cibo e il rischio di contrarre un virus potenzialmente mortale.
Borive Goy, madre di 11 figli che dal 2018 a causa del conflitto vive nel campo per sfollati interni di Bukuja, racconta: “Da quando gli spostamenti sono limitati, abbiamo difficoltà ad accedere al cibo.
Non andiamo più nei campi ogni giorno come facevamo prima. E le persone per cui lavoriamo evitano di darci lavoro per paura di essere contagiate. La preoccupazione più grande qui è la mancanza d’acqua.
Abbiamo una sola cisterna e, per prendere l’acqua, dobbiamo svegliarci molto presto al mattino; anche se si trova proprio nel campo, non è sufficiente per tutte le famiglie che vivono qui.”
La mancanza di risorse igieniche di base e la scarsità di fonti d’acqua nei campi stanno inoltre rendendo difficile il rispetto di protocolli come il lavaggio rigoroso delle mani. La situazione nei campi è aggravata dall’accesso limitato a informazioni essenziali sull’Ebola e alle cure mediche.
Inoltre, la vicinanza degli alloggi nei campi non solo aumenta il rischio di contrarre il virus, ma espone anche le donne a rischi di protezione. 
Spesso ho paura quando devo andare nei campi da sola, a causa dei casi di violenza di genere che le donne subiscono. E le nostre case qui sono molto vicine l’una all’altra; non c’è davvero privacy” conclude Borive.
ActionAid sta attuando programmi urgenti di protezione in quattro campi per sfollati, dove vivono oltre 200.000 persone e dove le necessità maggiori riguardano il riuscire a garantire alle famiglie cibo, acqua pulita e kit igienici.
Saani Yakubu Mohammed, Direttore di ActionAid RDC, ha dichiarato: “Purtroppo, molte famiglie sfollate nei campi sono strette nella morsa di una doppia tragedia: il trauma del conflitto armato in corso e la paura dell’epidemia di Ebola.
La situazione nella maggior parte dei campi rende difficile contenere l’epidemia, a causa del sovraffollamento e delle strutture igieniche inadeguate. È fondamentale dare priorità, nei campi, a soluzioni guidate da donne e giovani per affrontare la crisi.