Addio a Mircea Lucescu, il mondo del calcio piange una leggenda

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in Romania era, e rimarrà, una leggenda, ma Mircea Lucescu, ottimo giocatore ma soprattutto grande allenatore morto a 80 anni a Bucarest a causa di un infarto che lo aveva colpito giorni fa, aveva lasciato il segno anche in Italia, dove ha allenato il Pisa, il Brescia e l’Inter.

Ed è proprio il club milanese tra i primi a ricordare “uno dei tecnici più autorevoli e rispettati del panorama internazionale, capace di lasciare un segno profondo ovunque abbia allenato grazie alla sua visione, al carisma e a una straordinaria cultura del gioco”.

Ha vissuto di pallone, Lucescu, in una carriera cominciata in campo da professionista già nel 1963 e proseguita nel 1982 con la prima panchina in Romania, e si può dire che sia ‘morto’ di pallone, dato che solo il 26 marzo scorso ha guidato la nazionale romena nella gara dei playoff mondiali persa contro la Turchia di Vincenzo Montella.

Per esserci, era uscito dall’ospedale dove di trovava a causa di una malattia con cui lottava da mesi: “Non posso andarmene da codardo”, aveva detto.

Pochi giorni dopo era stato colpito da un nuovo malore mentre preparava un’amichevole con la Slovacchia e quindi è stato ricoverato a Bucarest. Sembrava fuori pericolo, poi ha avuto un infarto ed è entrato in coma, lasciando poche speranze di ripresa. Tutto il Paese si è stretto intorno all’uomo che, insieme con George Hagi, ne era il simbolo calcistico. “Perdiamo non solo un brillante stratega, ma anche un mentore, un visionario e un simbolo nazionale che ha portato il tricolore alle vette più alte del successo mondiale”, scrive la federcalcio romena.