Addio Umberto, il ricordo di Ghisolfi: “Bossi, un guerriero della politica”

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A 84 anni si è spento il fondatore e leader indiscusso della Lega che contribuì, in maniera co-decisiva, a rivoluzionare il sistema politico partitico della prima Repubblica, avviando la transizione verso la seconda. Il Banchiere scrittore lo omaggia così: “Realizzai con lui decine di interviste, era una personalità determinata ma di fortissima caratura umana, che di fronte alle battaglie di modernizzazione e di democratizzazione popolare e responsabile dello Stato non ha mai compiuto passi indietro”

Beppe Ghisolfi, all’epoca direttore del tg 4 di teleCupole, con Umberto Bossi. Al centro, fra di loro, il politico/chansonnier Gipo Farassino, “cantore delle barriere torinesi”, deputato, consigliere e assessore regionale del Piemonte 

Ciao, Umberto. Una di quelle notizie che mai avremmo voluto notificare. Eppure è così. L’onorevole Bossi ha perso la sola battaglia che per ognuno di noi ha la principale soglia di non/sormontabilità, quella contro la vita che vince le sfide della politica terrena, che determina il governo o l’opposizione, ma che – al netto di quell’aurea affettuosa di immortalità che circonda le Personalità iscritte nella Storia e nei mass media – nulla può contro tutto il resto connesso all’anagrafe e alla biologia. Il padre della Lega contemporanea, nata negli anni Ottanta del Novecento come antesignana di quelli che sarebbero stati i meno nobili movimenti populisti della terza Repubblica odierna, ci ha salutato oggi all’età di 84 anni: troppo pochi per un combattente autentico come lui, fautore di un partito che al populismo preferiva il popolarismo, e che con l’altro indiscusso leader di quegli stessi anni, Silvio Berlusconi, ha dato vita a ben quattro governi (cinque se si considera la parentesi tecnica del Banchiere Lamberto Dini) tra il 1994 e il 2011.

Umberto Bossi con Gianfranco Fini, leader di Alleanza nazionale: a loro si deve la riforma della immigrazione che ha coniugato legalità e inclusione

Tutto potremmo scrivere a proposito di Umberto Bossi: populista quel tanto che bastava a creare imbarazzi o tensioni, basti pensare alle coreografie di stampo secessionista tra ampolle e sorgenti, ma sempre nel contesto della costituzionalità di quello Stato italiano nato dalla Resistenza partigiana che, alla fin fine, era parte costitutiva del DNA degli avvisi costituenti e pionieristici del cosiddetto “Partito padano”, che puntava a liberare il lavoro operaio, impiegatizio e autonomo dagli eccessi dello statalismo romano centrico causa della implosione della Prima Repubblica.

Bossi con Silvio Berlusconi: dopo le incomprensioni iniziali tra la fine del 1994 e il 1998, diedero vita a tre governi duraturi tra il 2001 e il 2011, intervallati da un biennio di opposizione all’Unione di Prodi 

A Umberto Bossi, in sinergia con il Fondatore del moderno centrodestra Silvio Berlusconi e con l’altro leader della coalizione, il fondatore della post missina Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, si deve altresì la riforma del diritto di immigrazione legale e regolare che ha consentito di armonizzare le sacrosante istanze di legalità con la crescente domanda di integrazione governata di Popoli ed etnie a noi affini e storicamente correlate: era il tempo della legge Bossi/Fini, futurista per l’epoca in cui venne approvata, che consentì una bellissima stagione di regolarizzazioni inseparabile dagli strumenti di presidio della sicurezza, come è nella testimonianza delle comunità Albanesi e Rumene per restare in ambito Europeo.

Beppe Ghisolfi con Silvio Berlusconi nel 1994, durante il tragico momento dell’alluvione che devastò l’area albese nell’autunno di quell’anno che fu burrascoso anche sotto il profilo politico nazionale 

Bossi, nella propria esperienza di governo con Silvio Berlusconi – la prima assai burrascosa – da ex rivale a migliore amico, ha fatto inoltre approvare la Devolution, che solo il responso sfavorevole del Popolo italiano ha respinto al mittente nel 2006, ma che al proprio interno includeva quegli elementi di auto determinazione in ambito fiscale, amministrativo e anche finanziario e creditizio, dal momento che la devoluzione era uno strumento per favorire la inclusione delle categorie più svantaggiate e a rischio di marginalità.

Certamente, più di qualche errore è stato compiuto: in parte per eccesso di zelo, in altra parte per i meccanismi inevitabili della politica nel momento in cui passa da idealità a prospettiva di governo. Ma certamente le intuizioni di Bossi resteranno iscritte ai libri di Storia con la Esse maiuscola. Buon viaggio, Umberto, e grazie!

AZ