Alberto Branca: “Paralipomena”, personale di pittura al MIIT di Torino

0
64

Dall’1 al 15 ottobre. La figura umana, come prototipo di armonia e perfezione

TORINO – Opere dimenticate o omesse che integrano e seguono altre già esposte: “Paralipomena”, con questo titolo il maestro Alberto Branca presenta, gradito ospite, una personale dal 1° al 15 ottobre al museo MIIT di corso Cairoli, 4 (inaugurazione con ingresso gratuito, giovedì 1 dalle 18); un ritorno, dopo l’esposizione dell’ottobre-novembre 2014.

“…La prospettiva di questa mostra è la proiezione visiva di un percorso interiore, fatto di ambienti cupi, inconsci, onirici, ma che non vogliono descrivere, in modo semplicistico, uno stato d’animo tenebroso o occulto, bensì, al contrario, portare in nuce, nascosta, ma presente, una scintilla di luce, a volte anche solo intuita od accennata…” tra l’altro così presenta l’esposizione il dottor Guido Folco direttore del museo, che così prosegue: “…Questo percorso è figlio di una ricerca basata sulle dinamiche della sperimentazione ordinata e strutturata sui codici della Tradizione, ma applicata sul supporto visivo in senso “antimoderno”, ovvero non la fascinazione dell’estraneità (l’uso di materiali non tradizionali a volte solo provocatoriamente inutili), bensì con la consapevolezza che il catalogo delle infinite immagini che l’Uomo ha ormai dentro sé può esprimersi ancora e sempre nelle eterne suggestioni estetiche ed etiche per fortuna imperiture!…”

Cresciuto sotto gli insegnamenti del maestro Francesco Preverino, Alberto Branca –  con una tecnica principalmente ad olio ed una componente cromatica che fa uso anche di materiali vari (bitume, grafite, carboncino, sanguigna, pastelli a cera, oro in foglia…) – integra i suoi lavori con  supporti creativi che irrobustiscono le sue tele, utilizzando praticamente di tutto: legno trattato a gesso, ferro arrugginito, tele preparate con carta spolvero, agglomerati lignei da cantiere…

Come lui stesso spiega: “…Volendo però entrare un po’ più in dettaglio si può notare da subito una grande passione alla figura umana, ripresa sovente come prototipo di armonia e perfezione, soggetto privilegiato del racconto pittorico fino alla sua estrema sintesi di un suo parziale auto-annullamento. Quindi il segno dei nostri grandi maestri del passato, Antonello da Messina, Bellini, Durer, Holbein, Goya, il grandissimo William Blake, Bacon, Franz Kline, ma anche i meravigliosi neri di Vedova, le tracce cromatiche di Chagall, le alchimie di Keifer… le pitture murali di Pompei!”. “… credo, in ultima analisi, che il mio solo scopo sia quello di sintetizzare le molteplici possibilità dell’intuizione artistica, dare cioè solo un micro impulso alla dinamica della fruizione soggettiva attraverso una occasione oggettiva”.

Oltre alle “verità interiori” sempre da lui ricercate con studio, perspicacia, pazienza e cura dei valori che contano nella vita umana, ci pare che, a conclusione delle sue ricerche, i lavori di Alberto Branca siano prima di tutto un ammonimento per l’uomo che ricordano il titolo di questa mostra, richiamando un invito a non essere superficiali, ad approfondire in modo regolare e continuo la conoscenza che ci viene proposta sotto i primi veli squarciati, perché ogni particolare, anche il più piccolo ritrovato, riscoperto e valorizzato può nascondere altre conoscenze fondamentali per giungere alla “giusta verità”.

La grande materialità predominante su quelle superfici, ora di vernice, legno o metallo, ora di detriti di materiali diversi, dà presenza fisica, valore autonomo alla materia usata, che oltre a testimoniare l’agire, il movimento dell’artista e la sua energia creativa, è un “racconto” che testimonia una storia del mondo vissuta nella realtà del tempo.

Un terzo ed ultimo elemento che ci pare di sottolineare, a conclusione, riguarda il simbolismo. Il nero prevalente nei suoi lavori, le atmosfere cupe dei suoi “corpus” (ma non sempre le sue opere hanno questa “cupezza”), quegli accenni di volti molto severi e pensierosi… sembrano testimoniare un’umanità smarrita e disorientata in una società che ha perso gradatamente nel tempo tutti i suoi tradizionali valori fondamentali.
Memoria, cultura e spiritualità ormai quasi del tutto perse, oltre che il rispetto per la vita umana ai minimi storici, sono tragiche realtà inaccettabili.

Pure quei chiarori, quegli sprazzi di luce, quelle cromie rosse, gialle o verdi che compaiono sulla tetra tela non ci paiono essere solo macchie di colore, atti posti ad illuminare la scena, ma anche veri e propri simboli di piccole forze in crescita, capaci di far resuscitare valori e verità, giustizia e nuove possibilità di rinascita dell’uomo e della società, se solo lo vogliamo.

Ad onor del vero nella complessità dell’esistenza le opere di Branca offrono al lettore molteplici stimoli ed occasioni di riflessione e di interpretazione nella loro non immediata e non facile lettura che “…raccontano in nuce…”, come acutamente è stato annotato da Folco, inizio e fine, caos e complessità, sentire ed emozioni del vivere umano.

Alberto Branca, torinese, classe 1962, si diploma alla scuola d’arte Liceo Artistico Vittorio Veneto, quindi frequenta la Facoltà di Architettura e l’Accademia di Belle Arti. L’interesse per le fonti simbologiche all’origine dell’esperire estetico lo porta a concentrare la sua ricerca sulle dinamiche iconologiche e iconometriche definite attraverso un percorso interiore distante dalle molteplici congetture di un mercato dell’arte attento troppe volte solo alle valorizzazioni economiche e commerciali.

Non ci sono lunghi né magniloquenti elenchi di esposizioni delle sue opere, non ci sono attestati né premi di rispettati concorsi, solo un lento ed intenso lavoro fatto di studio, sperimentazione e disciplina.

Questo tipo d’approccio all’Arte come vero campo di conoscenza ed insegnamento, non può non condurre all’integrazione attiva e fattiva di altri campi della fenomenologia artistica quali la poesia, altra disciplina molto amata, la musica, che deve essere quantomeno conosciuta in tutte le sue molteplici forme, l’architettura, fonte inestinguibile dei processi formali  ripresi sulle regole auree della Tradizione.

Esperto di studi sulle Icone bizantino-paleorusse, è autore di numerosi scritti, tra cui “Il Veicolo Spirituale”  conservato al museo Tret’jacov di Mosca. Fonda nell’anno 2000, assieme ad architetti e medici, l’associazione “Harmonia Mundi” per la promulgazione dei principi armonici nelle diverse professionalità.

È autore di opere teatrali, poetiche e saggistiche. Tiene corsi di educazione artistica, semantica e propedeutica della forma. Nell’anno 2005, è tra i fondatori dell’associazione “Officina 04”, dedita alla formazione teatrale, sia come proposte della tradizione scenica, sia per la sperimentazione di nuove forme di linguaggio dinamico. Nel 2010 consegue il titolo di Master Universitario in Scienza e Fede alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale di Torino.

Nel 2011 è selezionato alla 54° Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia. Nella sua pratica pittorica si fa luce una ricca rielaborazione dell’Icona tradizionale, sviluppando un proprio ed originale approccio alle tematiche iconografiche di questa particolare pittura.

Orario della mostra: da martedì a sabato 15.30-19.30; altri giorni e orari su appuntamento per visite guidate, gruppi, scolaresche.  Info: 011.8129776 – 334.3135903 – www.museomiit.it

Nella locandina compaiono due opere di Alberto Branca. Da sinistra:
“Autodafé 4” –  tecnica mista – 50×200, 2013 e
“Lazzaro vieni fuori” – tecnica mista – 50×200, 2018 .

franco cortese

Franco Cortese Notizie in un click