“Oggi a scuola c’era da morire, la mensa era un forno”
Sono testimonianze raccolte da Chiara Sgreccia su Domani, in un articolo che fotografa una realtà ormai evidente: molte scuole italiane non sono pronte alla crisi climatica.
Il pezzo racconta il lavoro di Teachers for Future, che ha mappato le temperature nelle aule e lanciato una petizione per chiedere un Piano nazionale di adattamento climatico per le scuole.
È una proposta che va ascoltata con grande attenzione, perché il caldo estremo non è più un disagio temporaneo: è una condizione strutturale con cui dovremo fare i conti sempre più spesso.
I condizionatori possono servire nei casi di emergenza, ma da soli non bastano. In edifici vecchi, poco efficienti e male isolati rischiano di diventare una soluzione costosa, energivora e insufficiente.
Serve una strategia più ampia: coibentazione degli edifici, alberi e ombra nei cortili, tetti verdi, pareti vegetali, ventilazione naturale, impianti moderni, fotovoltaico, comunità energetiche scolastiche e protocolli chiari per proteggere studenti, docenti e personale durante le ondate di calore.
La scuola è un diritto costituzionale. Ma per garantirlo davvero dobbiamo fare in modo che bambine, bambini, ragazze e ragazzi possano studiare in ambienti sicuri, vivibili e adatti al tempo climatico che stiamo attraversando.
Una scuola a prova di crisi climatica non si costruisce rincorrendo l’emergenza, ma con prevenzione, investimenti e visione. Elementi che, purtroppo, mancano nell’azione di questo Governo.



