Il plenum della Conferenza episcopale italiana ha approvato un esaustivo e articolato documento nel quale vengono evidenziate le principali priorità sul piano sia pastorale che delle strategie sociali connesse agli attuali e non brevi focolai di crisi bellica e diplomatica destinati, tragicamente, a riflettersi sui gruppi e sulle categorie sociali con minori strumenti di autotutela di fronte a shock globali
Lo sforamento degli attuali limiti e vincoli al patto di stabilità, sottoscritto dallo stesso Governo Meloni in una fase in cui la guerra nel Golfo Persico era uno scenario non fattivamente prevedibile né realistico, ma soltanto una delle molte eventualità teoriche, è una necessità che è stata riaffermata dal Presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini, e dalla collega della provincia di Vicenza, Barbara Beltrame: la più rappresentativa associazione datoriale e delle imprese manifatturiere ritiene fin d’ora non sufficiente il decreto Bollette del Governo Meloni, destinato a coprire solo una piccolissima parte degli extra costi originati a carico delle famiglie e delle aziende, in quanto gli effetti del blocco dei principali canali di transito delle materie prime e delle commodities energetiche avranno le stesse conseguenze della pandemia sanitaria del 2020/21


Attualmente, il patto di stabilità o fiscal compact sposta il baricentro delle politiche di bilancio pubblico dei singoli Stati da concetti di tipo percentuale, ponendo cioè il deficit e il debito in relazione al prodotto interno lordo, al paradigma della spesa netta (dedotti cioè gli interessi passivi sul debito pubblico), consentendo ai Governi di procedere a piani di rientro dei passivi statali in un arco temporale da tre a sette anni in maniera da poter realizzare qualche temporaneo intervento anticiclico nel periodo intermedio. L’intensità della crisi globale, a seguito dell’operazione militare innescata da USA e Israele a danno del regime islamista di Teheran, è tale tuttavia, fin da ora, da avere determinato l’insufficienza e il superamento delle misure di flessibilità attivabili
L’errore di fondo, racchiuso sia nel decreto Bollette che nel provvedimento sui carburanti, assunto da palazzo Chigi in chiave di orientamento del risultato referendario, in verità evoluto poi in segno esattamente contrario si desiderata della Premier Meloni, è quello di vincolare le poche risorse a disposizione (poche, soprattutto ai sensi dei vincoli posti dalla riforma del fiscal compact) a copertura di una parte molto minima dei rincari originati sia dalle mutate quotazioni internazionali delle fonti fossili, sia dalla decisione europea di confermare la chiusura dei canali diretti di approvvigionamento dalla federazione Russa.

In effetti, in una realtà in cui il peso specifico delle fonti rinnovabili, in territorio italiano, è salito al 25 per cento del totale del soddisfacimento del totale della domanda interna di energia, sia familiare che aziendale, la riduzione della bolletta media avrebbe dovuto essere conseguente; invece, a causa del mancato disaccoppiamento e della prevalenza del principio in base al quale viene assunto come valore di riferimento finale il prezzo della fonte utilizzata per generare l’ultima unità di misura elettrica prodotta, a prevalere è sempre la fonte fossile. Con ovvie conseguenze sulle bollette. E nelle urne elettorali.
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