Arrivo della Ocean Viking a Livorno: contro la politica della paura e dei confini

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In merito alle polemiche sollevate dal consigliere comunale vannacciano di Futuro Nazionale Angelo Ciavarrella sull’arrivo della nave Ocean Viking nel porto di Livorno, riteniamo grave e politicamente strumentale alimentare allarmismi su una possibile “ricollocazione” delle persone migranti nel territorio pisano.

Ancora una volta si tenta di trasformare il salvataggio di vite umane in un caso di ordine pubblico. È una scelta precisa: soffiare sul fuoco della paura per distogliere l’attenzione dalle responsabilità strutturali che producono le migrazioni forzate. Guerre, sfruttamento economico, devastazione ambientale e politiche neocoloniali sono il prodotto di un sistema globale fondato sul profitto e sulle disuguaglianze, non certo delle persone che ne subiscono le conseguenze.

Le persone in arrivo non sono numeri né “flussi”, ma lavoratori e lavoratrici, donne e uomini colpiti da violenze, povertà e instabilità generate anche dalle scelte dei Paesi occidentali. Evocare assetti di guerra o scenari di pericolo è una costruzione propagandistica funzionale a giustificare politiche repressive e a legittimare un modello di società fondato sull’esclusione.

In questo quadro si inseriscono anche gli attacchi sistematici del governo guidato da Giorgia Meloni contro le ONG impegnate nel soccorso in mare. Ostacolare le operazioni di salvataggio, imporre porti lontani, moltiplicare vincoli amministrativi non significa “governare i flussi”, ma criminalizzare la solidarietà e trasformare il Mediterraneo in una frontiera di morte. Le ONG rappresentano spesso l’unico argine umanitario di fronte all’inerzia o alla complicità delle istituzioni europee.

L’Italia, nel rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, ha il dovere di garantire accoglienza e tutela dei diritti fondamentali. Ma non basta appellarsi al dovere: occorre rivendicare un modello alternativo di gestione sociale, fondato sulla solidarietà di classe e non sulla competizione tra poveri.

Chi alimenta la paura prova a costruire consenso sulla pelle degli ultimi e rafforza un sistema che precarizza e sfrutta indistintamente.
Particolarmente grave è il clima che il Governo Meloni sta alimentando contro medici e operatori sanitari che, in scienza e coscienza, non rilasciano l’idoneità al trattenimento nei CPR. Attaccare l’autonomia professionale significa subordinare la salute e la dignità umana a una logica securitaria e detentiva.

I CPR stessi rappresentano veri e propri lager che vanno chiusi immediatamente. Su questo respingiamo al mittente le dichiarazioni dell’ex sindaco di Firenze oggi europarlamentare Nardella del Partito Democratico che propone i CPR “umanitari”.

Ancora più inquietanti sono le parole e le proposte di Roberto Vannacci, che rilancia l’idea di “remigrazione”: un concetto che richiama pratiche di espulsione su base identitaria e culturale incompatibili con i principi costituzionali e con ogni concezione democratica della cittadinanza.

Un progetto di esclusione etnica e sociale che alimenta odio e prepara un terreno pericoloso di discriminazione istituzionalizzata.

La sicurezza non si costruisce con la paura, ma con diritti, lavoro, casa, sanità e istruzione per tutti e tutte.