Basta ipocrisie sul revolver turco

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Apriti cielo: Erdogan, sultano di Turchia, ha regalato una pistola ai capi di Stato e di governo riuniti al vertice Nato. Una pistola vera. Carica. Con i proiettili. Che turbamento. Che scandalo. Che caduta di stile.

In effetti, dopo 48 ore trascorse a parlare di armi, armi, armi, che cosa avrebbe dovuto regalare? Un ramoscello d’ulivo?

La pistola è il regalo perfetto. Il confetto alla fine della cerimonia. L’apostrofo rosa tra le parole “t’ammazzo”. Sei colpi ben lucidati per ricordare agli illustri ospiti la sostanza del loro lavoro.

Sono arrivati ad Ankara per questo, trafficare in aerei da combattimento, carri armati, fucili d’assalto, droni, missili, bombe e munizioni intelligenti. 800 miliardi di dollari da spendere in dieci anni.

50 subito per gli arsenali da riempire, le industrie da ingrassare. Nuove armi da inventare, produrre, comprare, vendere, regalare. Uno Stato all’altro. Un alleato all’altro. Un nemico contro l’altro.

Per la bella pistola in confezione regalo, le anime candide si sono sentite offese. Alcuni leader l’hanno lasciata in Turchia.

Altri la spediranno in un museo. Tutti molto turbati all’idea di tenere sotto l’ascella 640 grammi di acciaio e piombo, loro che governano Paesi capaci di spedire migliaia di tonnellate di acciaio e piombo sopra le teste degli altri.

La pistola è un poco violenta, evoca sangue e omicidio. Il missile no, è geopolitica. Il drone è strategia. La bomba è deterrenza. Il satellite è sicurezza. Il massacro è un effetto collaterale. Il genocidio, quando proprio non si riesce più a nasconderlo, è una questione semantica.

Ma la pistola personalizzata, col nome inciso, quella sì che disturba. Fa capire persino a un bambino a che cosa serve.

Erdogan, scegliendola in versione 357 Magnum, ha voluto sparare in faccia all’ipocrisia. Ha ridotto gli 800 miliardi di spese militari all’unità che tutti li contiene. Una canna. Un tamburo. Un proiettile. Premi qui. Cos’altro avrebbe dovuto regalare ai signori del riarmo? Una tomba con lapide sarebbe stata di pessimo gusto. E persino prematura.

Pino Corrias