Bracha L. Ettinger all’Hotel Metropole, Venezia Riva degli Schiavoni 4149

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Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, una camera dell’Hotel Metropole sarà sede di una mostra di Bracha L. Ettinger.

Bracha. The Room Is Shared trasformerà la camera ove Sigmund Freud scrisse in parte L’interpretazione dei sogni tra il 1895 e il 1989 in uno spazio onirico di pittura.

Come dichiara la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev, “In un’epoca satura di rumore e velocità, la pittura di Bracha Lichtenberg Ettinger ci invita a rallentare e a sentire-con piuttosto che guardare-a. La stanza diventa uno spazio psichico condiviso in cui la soggettività non è isolata, ma co-emerge attraverso fragilità, cura e attenzione. Qui l’arte non è spettacolo; è un atto di ciò che lei stessa definisce borderlinking (raccordo ai confini).

Sette dipinti, realizzati tra il 2006 e il 2025, si innestano nella vissuta atmosfera veneziana della storica stanza d’albergo. La mostra si dispiega in sette giorni – lo stesso numero delle opere esposte – instaurando una silenziosa corrispondenza tra durata e immagine, tempo e attenzione.

Velature color malva, rosso–porpora profondo e bianco lattiginoso lasciano affiorare volti spettrali e forme tremule che emergono e si dissolvono sotto lo sguardo di chi le osserva.

Alcune inedite opere video accompagnano i dipinti, estendendo il linguaggio della stratificazione proprio dell’artista all’immagine in movimento, dove il tempo cinematografico diventa un’ulteriore membrana attraverso cui si dispiegano memoria e risonanza.

Si tratta probabilmente della mostra più piccola in corso a Venezia e, a causa della capienza limitata, la prenotazione, benché aperta a tutti, è obbligatoria. Le modalità per prenotare e partecipare saranno rese note il 15 aprile 2026. Ogni trenta minuti, da lunedì 4 a domenica 10 maggio, piccoli gruppi saranno accompagnati dalla hall d’ingresso dell’albergo attraverso il percorso espositivo (si vedano gli orari riportati di seguito).

La mostra comprende anche un’installazione di conchiglie e di cardo mariano. Il cardo richiama la leggenda di una pianta nel deserto che sarebbe cresciuta grazie alle gocce del latte della Vergine Maria mentre allattava Gesù bambino. Da lungo tempo associata alla cura e alle piante medicinali, il cardo mariano diventa qui un silenzioso emblema di nutrimento e resilienza.

L’installazione comprende anche conchiglie modellate dalla marea e dal tempo, che intensificano la percezione della stanza come camera risonante, quasi uterina.

L’esperienza diventa occasione di prossimità che richiama l’intimità di uno spazio psicoanalitico ed offre al contempo una rilettura femminista della soggettività in chiave contemporanea.

La nota teoria matrixiale dell’artista propone che la soggettività non abbia origine nel trauma della nascita, bensì in una relazione prenatale condivisa (al contrario Freud definiva la nascita del soggetto in tale separazione).

A Venezia, questo concetto si traduce in esperienza spaziale: chi guarda entra in ciò che Bracha L. Ettinger intende come uno spazio di confine che non appartiene interamente né a Sé né all’Altro. Per l’artista, la pittura diventa un gesto etico di borderlinking (collegamento di confine) e co-emergence (co-emersione) che contrasta con il nostro mondo attraversato da fratture e divisioni.

“La sua opera, profondamente segnata dalla storia personale dei suoi genitori, sopravvissuti all’Olocausto, emerge nella seconda metà del ventesimo secolo, in cui la maggior parte della pittura moderna in Europa si è sviluppata in risposta a tragedie individuali e collettive,” afferma Christov-Bakargiev. “Attingendo sia al proprio retaggio familiare che alla storia dell’arte, l’artista esplora i concetti di trasmissione generazionale, trauma, amnesia e memoria collettive.

Le pubblicazioni teoriche di Bracha L. Ettinger nel campo dell’estetica e della psicanalisi, hanno influenzato profondamente il pensiero femminista sull’arte a partire dagli anni Ottanta, così come hanno influito sul lavoro di molti artisti che oggi nel mondo affrontano il tema dell’impatto personale della violenza coloniale. Il suo pensiero sulla intima sonorità dell’arte risuona con il tema di Koyo Kouoh alla Biennale di quest’anno”.

La sede dell’Hotel Metropole, con la sua storia stratificata – orfanotrofio per bambine dal XIV secolo, scuola di musica, albergo dalla fine dell’Ottocento, e ospedale militare durante la Seconda Guerra Mondiale –, agisce come un ospite matrixiale della mostra.

Come riflette la proprietaria Gloria Beggiato, “il Metropole ha da sempre accolto artisti, scrittori, musicisti e pensatori da tutto il mondo. Le sue pareti custodiscono le loro storie, e siamo orgogliosi di continuare questa tradizione culturale ospitando progetti che mettono l’arte in dialogo diretto con la storia”.

Situata lontano dal clamore della Biennale, la mostra Bracha. The Room Is Shared offre una pausa e uno spazio protetto di riflessione durante una settimana altrimenti accelerata.

A proposito della mostra, Bracha L. Ettinger poeticamente dichiara:

“Un angelo è necessario per assistere al dolore e alla bellezza del mondo nei momenti tragici, per volgerci nuovamente verso un futuro umanizzato senza eludere l’agonia. La chiamo Angel of carriance. La sua matrice sta ora sanguinando senza fine. Nella nostra sfera matrixiale odo il tuo silenzio che sussurra, attraverso l’altro, attraverso l’aria, attraverso l’acqua, chiedendomi di respirare con-in-per te. Profondità risuona con profondità. Nella trasformazione metramórfica, lungo le nostre corde trans-soggettive condivise del sub-reale, il co-respirare è un co-nascere nella com-passione”.

Informazioni sulla mostra
Titolo: Bracha. The Room Is Shared
Mostra di opere di Bracha L. Ettinger a cura di Carolyn Christov-Bakargiev
4–10 maggio 2026
Hotel Metropole
Riva degli Schiavoni 4149, Venezia
Vaporetto: San Zaccaria

Orari:
4–9 maggio: 10:00–20:00
10 maggio: 10:00–13:00

Visite ogni 30 minuti in gruppi di otto persone. Prenotazione anticipata obbligatoria disponibile dal 15 aprile a questo link