“Caro Di Maio, il vero traditore sei tu: hai spento la speranza”: Paragone a valanga

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paragone

L’addio al veleno di Luigi Di Maio contro i “nemici interni” tiene banco nel dibattito politico. Le aperture dei giornali danno infatti conto proprio di questo passaggio del discorso dell’ormai ex capo politico dei Cinquestelle. Le reazioni all’interno della polveriera, pronta ad esplodere del tutto, non si fanno attendere. In primis quella dell’espulso Gianluigi Paragone. Che commenta la parabola del Movimento: “Il destino è fare i fratelli minori nel centrosinistra per dividersi un pezzo della mappa del potere”. Il vero traditore sei tu, è in sintesi l’anatema.
Il futuro del Movimento? “L’inutilità”

“Non c’è bisogno della zingara per decriptare il futuro del Movimento: sarà una forza europeista e riformista, quindi inutile. E lo dico con dolore. Il famoso 33% non tornerà più perché non c’è più una offerta politica capace di illuminare le ingiustizie che il riformismo neoliberista ha generato”. Prosegue così il de profundis di Paragone, diventato una spina nel fianco del M5S subito dopo l’abbraccio mortale con il Pd. E’ stato il M5S di Di Maio a tradire le aspettative di molti italiani, spiega: “Le ingiustizie contro cui si scagliò il Movimento erano il prodotto malefico di una stagione tossica, tecnica e politica, dove le insegne del Pd erano costanti. Ora il Pd fa da fratello maggiore. Less is more, dicono gli inglesi. Di Maio ha dovuto scriversi un testo lungo un’ora per terminare una seduta psicanalitica, individuale e collettiva nello stesso tempo”.

Ancora. “La crisi del capo politico si sovrappone alla crisi del Movimento stesso, angosciato dai traditori più che illuminato dal facilitatori”. Poi la fucilata: “Nessuno però ha tradito più di chi in due anni ha spento una speranza e dilapidato un patrimonio di consensi”. E’ questa l’analisi del senatore espulso dal M5S Gianluigi Paragone che affida alle pagine del Tempo. Le dimissioni di Di Maio a questo punto del percorso sono frutto di un altro errore di valutazione, tra i tanti, di Di Maio:

“Le sue dimissioni sono un altro segno della opacità di chi sbaglia i tempi. Dimettersi adesso non impedirà di scaricare su lui stesso lo shock di lunedì (a chi vuoi addebitarlo, a Vito Crimi?); né la possibile sconfitta in Campania, a fine febbraio, dove si voterà per le suppletive dopo la scomparsa del bravo e preparato senatore pentastellato Franco Ortolani”. Già, a favore del suo amico del liceo, Napolitano.
Il M5S di Di Maio ha abdicato

Tempi sbagliati, pertanto. Secondo Paragone Di Maio “avrebbe dovuto dimettersi all’indomani del voto su Rousseau attraverso il quale, chiedendo di presentarsi alle Regionali, si smentiva l’idea del capo politico”. Il Movimento, dice, ora “cercherà di ridefinire il proprio codice e quindi di abdicare al suo ruolo”. Ancora errori, tradimenti. Errore marchiano è stato ”L’orgoglio di aver votato la Commissione Ursula”. Che “smentisce ogni battaglia di cambiamento radicale. Visto che i commissari top player sono gli stessi della gestione Juncker; pertanto l’adesione all’europeismo stringerà ancor più gli spazi di manovra politica-economica”.

Quanto alle analisi sul governo, Paragone scrive: “Le rassicurazioni sul governo, infine, rafforzano il ruolo di Giuseppe Conte e raffredderanno le campagne circa la revoca/annullamento delle concessione ai Benetton. Il Movimento in cambio avrà un pezzo della mappa del potere italiano da gestire: il che significa non soltanto gestire le nomine ma le risorse che le partecipate offrono a chi sa stare a Palazzo. Per farla breve il futuro del Movimento 5 stelle sta in quel mondo che il Movimento contestava in passato. Finché dura. (Ma non dura…)”, scrive Paragone. Intanto, tentano di tenersi il governo. Con Di Maio che rimane ministro, in tesa di una “rifondazione” del Movimento. Insomma, il solito bluff. Ora sono come il Pd.

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