Trieste – “La recente e definitiva sentenza della Corte di Cassazione, che ha condannato a 14 anni e 9 mesi il gioielliere Mario Roggero, ha sollevato non solo un legittimo dibattito sulla percezione di sicurezza e giustizia nel Paese, ma ha innescato una pericolosa sovrapposizione di ruoli istituzionali”. Così in una nota la Consigliera regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, a margine della querelle istituzionale nata fra il Capo dello Stato e il Guardasigilli.
“Il tentativo del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di avocare a sé l’avvio di un’istruttoria volta alla concessione della grazia – prosegue Pellegrino – rappresenta un’evidente forzatura istituzionale. Come fermamente e tempestivamente ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la grazia è un potere di clemenza individuale ed esclusivo del Capo dello Stato, tutelato e ribadito dalla Corte costituzionale”.
Utilizzare la prospettiva di un provvedimento di grazia – incalza l’esponente rossoverde – come risposta a caldo a una sentenza passata in giudicato, o peggio come strumento di pressione politica, rischia di minare alla base la separazione dei poteri e di delegittimare il lavoro della magistratura. Il dolore privato e la comprensibile esasperazione per i reati subiti non possono giustificare l’abbandono delle regole fondamentali dello Stato di diritto”.
“La Costituzione italiana – aggiunge la consigliera – traccia confini chiari. Spetta al ministro della Giustizia il compito di istruire la pratica qualora pervenga un’istanza formale dal condannato, ma l’atto finale di clemenza rimane prerogativa assoluta e insindacabile del presidente della Repubblica, il quale agisce come garante super partes dell’equilibrio costituzionale e non come Corte d’Appello parallela o strumento dell’Esecutivo”.
Pellegrino auspica che “il dibattito pubblico e la politica tornino ad assumere toni di rispetto verso le istituzioni e le sentenze definitive, evitando di alimentare aspettative irrealistiche che confondono l’opinione pubblica sul funzionamento del nostro ordinamento giudiziario”.
“L’erosione della fiducia nelle istituzioni e la crescente polarizzazione sociale e politica rischiano infatti di legittimare la giustizia sommaria, buona solo a far sprofondare nuovamente l’odierna storia negli anni più bui della nostra Repubblica”, conclude la nota.



