Cereali italiani, ad ora no tensioni sui prezzi all’ingrosso

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Nonostante l’aumento delle quotazioni dei fertilizzanti, al momento non si registrano tensioni sui prezzi dei principali cereali nazionali.

È questo il quadro che emerge dall’ultima analisi pubblicata da BMTI sul mercato dei cereali in Italia dove ha continuato a prevalere l’ampia disponibilità di prodotto sia a livello nazionale che internazionale.

A febbraio i prezzi hanno mostrato dei ribassi mensili sia per i grani (-2,2% per il grano duro, -1,2% per il grano tenero) che per il mais (-1,2%). Scenario immutato anche ad inizio marzo, salvo un momentaneo aumento per il mais, dettato dalle dinamiche registrate sui mercati esteri.

I prezzi nazionali restano su livelli inferiori rispetto allo scorso anno, con ribassi che a febbraio hanno raggiunto il -9% per il mais, il -12% per il grano tenero fino ad arrivare al -16% per il grano duro.

La crisi del Golfo Persico ha colpito, invece, il mercato globale dei fertilizzanti, con conseguenti timori per i possibili impatti sulle prossime semine. I rincari hanno interessato in particolare l’urea, per effetto sia dei rialzi di energia e gas, che sono i due principali input produttivi, che delle criticità negli approvvigionamenti attraverso lo stretto di Hormuz.

Bmti ricorda che Qatar e Iran sono due produttori ed esportatori chiave a livello globale. I futures (ovvero contratti standardizzati negoziati in Borsa in cui viene fissato oggi il prezzo per comprare o vendere una determinata merce in una data futura) quotati al CME (FOB Middle Coast) sono aumentati del +37% tra il 27 febbraio e il 19 marzo. Di simile entità la crescita nel mercato italiano, con i prezzi rilevati dalle Borse Merci ed analizzati da BMTI che sono aumentati del +36%.