A Gaza la distruzione ha superato ogni limite immaginabile: si scava ancora a mani nude, mancano acqua, pane e farmaci essenziali, mentre le malattie colpiscono i più fragili tra le tende di fortuna.
In Cisgiordania la terra si frammenta ogni giorno di più tra checkpoint, incursioni e vite sospese.
Ma dietro i numeri e i bollettini geopolitici ci sono persone. Ci sono madri, padri, bambini, poeti e sognatori che resistono all’invisibilità, aggrappati a un briciolo di dignità che nessuna bomba può cancellare.
Non possiamo girare la testa dall’altra parte solo perché il tempo passa e l’abitudine anestetizza il dolore.
Voltarsi significa diventare complici del silenzio. Restiamo umani, teniamo accesa la memoria e la solidarietà per chi non ha più voce per gridare il proprio diritto a esistere.



