Confagri: su fertilizzanti aumenti eccessivi, bisogna intervenire

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Con gli aumenti dei prezzi dei fertilizzanti e dei costi energetici i “costi di produzione diventano insostenibili per un’azienda agricola”

Lo sottolinea in una nota Confagricoltura che chiede che “si intervenga con urgenza a livello nazionale ed europeo per evitare speculazioni che mettono a rischio non solo il settore primario, ma economie intere”.

In questo periodo, non appena i seminativi saranno praticabili, visto che le abbondanti precipitazioni hanno reso i terreni pesanti, nelle regioni del Nord Italia inizieranno le concimazioni di fondo per le coltivazioni di mais, soia e sorgo.

“Operazioni che al momento, sia per le condizioni meteorologiche, sia per la situazione geopolitica, rischiano di saltare”, sottolinea la confederazione agricola.

La guerra in Medio Oriente infatti ha fatto schizzare i prezzi alle stelle dei fertilizzanti (oltre che dell’energia e dei carburanti), il cui apporto influisce direttamente sulla quantità e sulla qualità dei prossimi raccolti. “L’aumento dei prezzi rischia anche di compromettere i raccolti di grano che sono alla base della filiera del pane e della pasta”, si sottolinea.

Da un monitoraggio di Confagricoltura sui territori, dall’inizio del conflitto in Iran, in alcune zone il costo dell’urea (uno degli input dei fertilizzanti) è passato da 55 euro/quintale a 75 euro.

Si stanno verificando anche casi di indisponibilità di prodotto, benché non sia realistica, ma dovuta a fenomeni speculativi. Parallelamente, sul fronte dei carburanti, il gasolio agricolo è passato da circa 80 centesimi a oltre 1,20 euro al litro in pochi giorni.

Confagricoltura evidenzia che,” a fronte di questi aumenti, uniti a quelli energetici, i costi di produzione diventano insostenibili per un’azienda agricola. Anche perché il panorama è compromesso da molti fattori riconducibili alla generale instabilità che mina la tenuta del sistema imprenditoriale agricolo: non solo la tensione geopolitica, ma anche quella commerciale a livello internazionale, i mutamenti climatici, l’aumento delle fitopatie e i sempre più elevati costi di produzione”.