A differenza del Pd, voi avete presentato una vostra proposta sulle preferenze. Perché?
«Abbiamo presentato una proposta di legge elettorale che prevede un proporzionale puro, soglia di sbarramento al 3% e preferenze. Ma abbiamo lavorato anche con le altre forze di opposizione per condurre una battaglia unitaria per fermare con durezza la legge».
Insomma, meglio bloccare il Melonellum ma, se non ci riuscite, almeno che si superino le liste bloccate?
«Si, pensiamo al male minore, alla riduzione del danno: per questo, da ultimo, come M5s abbiamo presentato un emendamento per introdurre le preferenze, abrogando anche l’indicazione del premier e riconducendo il premio di maggioranza a una dimensione accettabile. Tutto questo per riconoscere ai cittadini, completamente esautorati, un ruolo nella formazione del nuovo Parlamento. Sono i profili di incostituzionalità più gravi».
Restare in aula per sfidare la maggioranza sul voto segreto o uscire dall’aula?
«Lo vedremo, agiremo con compattezza, d’intesa con le altre forze politiche. Ricorreremo a tutte le strategie parlamentari possibili per far scoppiare le loro contraddizioni e affossare la legge, denunciando anche l’ipocrisia di Fratelli d’Italia che, dopo aver accroccato una legge che non offre nessuna possibilità all’elettore di poter scegliere i propri candidati, ora tenta di prendere in giro gli italiani: nella loro nuova proposta i capilista restano bloccati e ci sono le crocette per gli altri candidati, ma questo vale solo per i partiti più grandi».
Alla manifestazione di Napoli lei ha dichiarato che la Russia non sarebbe una minaccia per l’Europa. Ha paura della concorrenza di Alessandro Di Battista e per questo sta alzando il tiro sull’Ucraina?
«Ma scusate, che c’è di nuovo nella mia posizione? Una forza progressista non può avere lo stesso programma di politica estera di Fratelli d’Italia. Infatti ho sempre spinto per un approccio multipolare che oggi è ostacolato innanzitutto da Trump e Netanyahu».
In questo modo fate una politica estera diversa da Meloni ma uguale a quella di Vannacci e Salvini, o no?
«Queste accuse sono delle corbellerie (il termine che Conte usa è un po’ più forte, ndr). Ci attaccano perché contrastiamo la logica bellicista che oggi governa l’Europa e il mondo e diamo fastidio ai colossi delle armi e ai fondi di investimento che fanno affari. Non ho nulla a che vedere con Salvini e Vannacci, che strizzano l’occhio ai partiti russi, inneggiano a tutte le azioni illegali di Trump e abbracciano devotamente Netanyahu senza condannare il genocidio».
Francesco Bei



