L’ex presidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol, messo in stato d’accusa nel 2024 dopo aver fatto precipitare il Paese in una crisi costituzionale dichiarando la legge marziale, è stato riconosciuto colpevole di insurrezione e condannato all’ergastolo.
Yoon, 65 anni, era sotto processo da aprile per una serie di capi d’imputazione penali legati all’imposizione della legge marziale. I giudici del Tribunale distrettuale centrale di Seoul si sono pronunciati sull’accusa più grave: essere il capo di un’insurrezione. I pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a morte.
Yoon, 65 anni, sotto processo da aprile, ha sempre respinto le accuse. Adesso ha una settimana di tempo per impugnare il verdetto.
Il processo è stato trasmesso in diretta nazionale. Nell’aula del tribunale, erano presenti tutti e otto gli imputati, incluso Yoon, comparso in abito scuro senza cravatta.
L’imputazione più pesante – essere il “capo” di un’insurrezione – prevede, secondo il codice penale sudcoreano, solo due possibili pene: la condanna a morte o l’ergastolo. La pena capitale è presente in Corea del Sud, ma è stata congelata di fatto da una moratoria in vigore dal 1997.



