Cosa aspettiamo a fermare Israele?

0
0

Non c’è solo Gaza. Non c’è solo la Cisgiordania. C’è anche il Libano

Ancora una volta, trincerandosi dietro la giustificazione di una “campagna difensiva” contro Hezbollah, Israele ha portato morte e distruzione anche oltre i propri confini: ospedali, scuole, luoghi di culto, interi quartieri e decine di migliaia di abitazioni distrutte o danneggiate.

E mentre in tutto il mondo cresce l’indignazione, i governi continuano a non comprendere quanto sia pericoloso lasciare che tutto questo prosegua senza conseguenze.

Non si può continuare a invocare il diritto alla difesa per giustificare qualsiasi cosa. Il diritto internazionale vale per tutti, senza eccezioni e senza doppi standard.
L’Europa deve finalmente farlo rispettare.

Sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Gli Stati europei parte dello Statuto di Roma devono cooperare con la Corte e dare esecuzione ai suoi mandati, compreso quello nei confronti di Netanyahu qualora si trovi sul loro territorio.

Gaza, Cisgiordania, Libano: quanto ancora dobbiamo vedere prima che l’Europa decida di agire?

Perché il problema non riguarda più soltanto il destino di un’intera regione. Quando il fanatismo religioso entra nelle istituzioni, alimenta progetti espansionistici e pretende di giustificare con la religione l’occupazione, la violenza e la guerra, il pericolo riguarda tutti noi.

Servono atti concreti: sanzioni, stop alla fornitura di armi e applicazione del diritto internazionale.

Continuare a lasciare fare non è prudenza. È una scelta politica.
E quel fanatismo, se continuiamo a legittimarlo con il nostro silenzio, mette in pericolo tutti noi.