CRESCERETE E CAPIRETE A STARE AL VOSTRO POSTO…

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Ieri, davanti a Montecitorio, alcuni studenti hanno piantato le tende per protestare contro il caro-affitti, il costo della vita e le difficoltà che incontrano per poter studiare.
A un certo punto hanno incrociato Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia.
Una ragazza gli ha chiesto perché nessuno del governo fosse andato a parlare con loro.

Donzelli ha risposto che non si può pretendere di convocare qualcuno del governo da un momento all’altro.

Poi, però, ha aggiunto una frase che a me ha fatto riflettere molto:
“Crescerete e capirete come funziona”. Ecco. È proprio questo il problema.
Perché io credo che quei ragazzi abbiano già capito benissimo come funziona.
Hanno capito che per farsi ascoltare devono dormire in una tenda davanti al Parlamento. Hanno capito che se vogliono studiare devono fare i conti con affitti impossibili e famiglie che spesso non riescono ad aiutarli.

E hanno capito, soprattutto, che chiedere risposte a chi governa può essere considerato una pretesa. Ma c’è qualcosa che mi colpisce ancora di più. E che forse va oltre il problema in sé, perché da quando crescere significa imparare ad accettare le cose così come sono? Perché è questo che emerge da quelle parole.

Quando sarete grandi capirete che ci sono delle regole. Che non potete pretendere. Che dovete aspettare. Che il mondo funziona così.

Insomma Donzelli ha finalmente detto quello che realmente chi governa pensa, e la considerazione che questo governo ha rispetto al potere. “Crescerete e imparerete a stare al vostro posto”. Ma scusate una cosa.

Crescere vuol dire accettare il mondo che si è trovato? Crescere significa che le cose non possono essere cambiate? Crescere significa cosa? Significa comprendere che le cose non si possono cambiare?
Il diritto a vivere degnamente, il diritto ad una casa, il diritto ad arrivare a fine mese non è una ragione valida per protestare?
Crescendo si comprenderà che così è e così deve rimanere?
E crescendo quanti diritti che consideriamo scontati non non lo sono?
E soprattutto, a che servirebbe la politica se non a migliorare le cose?

Perché la politica, almeno quella che intendo io, non dovrebbe insegnare ai cittadini a rassegnarsi al funzionamento del mondo.

Dovrebbe cercare di cambiarlo quando quel funzionamento produce ingiustizie.
È questo quello che pensa chi oggi interpreta il potere?
Perché quando arrivi a considerare la richiesta di essere ascoltato come l’ingenuità di qualcuno che deve ancora crescere, forse hai dimenticato una cosa piuttosto importante.
Non sei tu a concedere ai cittadini il diritto di parlare. Sono i cittadini che ti hanno affidato il compito di rappresentarli.
E allora, caro Donzelli, su una cosa forse siamo d’accordo. Il mondo, purtroppo, funziona spesso proprio come dici tu.

Ma io mi auguro che quei ragazzi non si rassegnino mai a considerarlo normale.
Perché il vero problema non sono i giovani che devono ancora capire come funziona il mondo. Sono gli adulti che hanno smesso di chiedersi come dovrebbe funzionare.
E voi che ne pensate?

Massimo Erbetti