Giorgetti va a Cernobbio ad un forum sull’energia per difendere la solidità dei conti italiani, ma anche per avvertire imprenditori e banchieri che la crisi mediorientale porta con se’ seri rischi per l’economia italiana: inflazione, energia e crescita sono già soto pressione e lo saranno sempre di più.
C’è un passaggio, nelle parole di Giancarlo Giorgetti, che più di altri restituisce il senso della fase che l’Italia sta attraversando: la solidità c’è, dice, ma è “relativa”.
Nel pieno della nuova crisi internazionale aperta dal conflitto in Medio Oriente, l’Italia, sostiene il ministro, affronta questo shock “da una posizione di relativa solidità perché i numeri e i fondamentali della nostra economia non sono eccezionali, ma sono sicuramente positivi”, aggiungendo che “la finanza pubblica in questo momento è in grado di assorbire questo choc”.
Il che è come dire che il Paese non è impreparato, ma neppure al riparo.
Il ritorno degli shock esterni
Il punto per il Governo, semmai, è un altro: ancora una volta la traiettoria programmata viene interrotta da fattori esogeni. Giorgetti lo esplicita senza giri di parole, ricordando che il governo si muoveva lungo “una traiettoria, dei programmi di un certo tipo” finché non è intervenuto “uno shock esterno, paragonabile in termini di impatto e prospettici a quello della crisi ucraina”.
Giorgetti però sa bene che la dipendenza energetica italiana e la debole crescita europea non sono eventi imprevedibili, ma fragilità strutturali da sempre note. La guerra in Iran, insomma, non crea il problema: lo amplifica.
E infatti lo stesso ministro riconosce che lo scenario impone “riflessioni rispetto a quello che dobbiamo fare nel prossimo futuro, tenendo conto dei vincoli di bilancio”. In altre parole: qualcosa possiamo fare, ma i margini di manovra restano comunque molto stretti.



