Davvero Mattarella pensa che imbottirci di armi possa “garantire la pace”?

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Dopo aver letto le ultime dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella credo sia necessaria una riflessione, che nel mio caso, si è tradotta in alcune domande per il Capo dello Stato

L’inquilino del Quirinale, reduce dal compimento dei suoi 85 anni, si è concentrato sulle tensioni già convulse e animose della politica italiana, nonostante la distanza ancora elevata dalla scadenza elettorale del 2027.

Il suo richiamo ad una maggiore prudenza, pur fermo, rischia probabilmente di essere poco incisivo, rispetto ad una deriva da campagna elettorale perpetua che ormai accompagna da anni la dialettica esasperata tra i partiti politici italiani, che siano di destra, di sinistra o di centro.

Lo slogan vale più del progetto. La frase ad effetto più della visione di lungo corso, e soprattutto, qualsiasi mezzo è buono per prender voti.

Il Presidente tuttavia continua a confidare nella moral suasion, sperando di addomesticare in tal modo gli impulsi incontrollati riconducendo il gregge ad una ricomposizione pacifica. In tal senso e sull’onda della sua autorevolezza super partes, ammonisce e invita a riflettere sulle derive violente che si agitano nel paese, dalle manifestazioni con scontri in Val Susa al caso del gioielliere Roggero.

Soprattutto relativamente a tale ultimo caso, fa notare come una società civilmente ordinata presupponga che i cittadini rispettino le regole comuni, vale a dire quelle della legge, trovandoci in caso contrario, con regole adattate a comportamenti individuali occasionali, in una situazione surreale, con l’affacciarsi di un rischio sintetizzato da una metafora potente: quello della “abdicazione dello Stato”.

Riccardo Bellardini