L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti, ha permesso di monitorare il traffico e l’utilizzo di oltre 150 apparecchi telefonici cellulari e 115 schede sim da parte di detenuti per reati di mafia, nelle sezioni di alta sicurezza del carcere di Genova-Marassi, per mantenere i collegamenti con mafiosi liberi o ristretti in altri penitenziari. In questa maniera, hanno scoperto gli inquirenti, facevano arrivare le cosiddette “ambasciate”, agevolando pertanto l’attività delle cosche di ‘ndrangheta.
I cellulari, alcuni di piccolissime dimensioni, muniti di schede sim attivate presso negozi compiacenti di telefonia nel centro storico di Genova, intestate a inesistenti o ignari cittadini stranieri, venivano introdotti attraverso pacchi spediti o consegnati in occasione delle visite dei familiari in carcere, anche loro indagati, e fatti poi circolare tra i detenuti. Durante l’indagine, in piena collaborazione con la polizia penitenziaria di Marassi, sono stati sequestrati numerosi apparati telefonici il cui traffico telefonico e telematico analizzato ha permesso di rafforzare il quadro indiziario.


