
Dalla sua nascita, l’intelligenza artificiale (IA) è passata da essere un tema di discussione per pochi esperti a diventare uno strumento di uso comune.Lo sviluppo dell’IA conquista sempre più discipline, provocando reazioni di entusiasmo e paura per un cambiamento così repentino e significativo al quale non tutti sembrano pronti.
Di per sé l’intelligenza artificiale è uno strumento – né buono né cattivo – deve essere utilizzato come un supporto, senza che l’intelligenza artificiale si sostituisca a quella umana.
Combattere i superbatteri con l’intelligenza artificiale
In base ad uno studio di un team guidato da Jim Collins, professore di biological engineering presso il MIT è possibile utilizzare l’IA per realizzare molecole in grado di combattere i batteri resistenti ai comuni antibiotici. Per fare ciò è stata realizzata un’intelligenza artificiale con specifiche competenze che hanno permesso di realizzare nuovi composti.
L’obiettivo era quello di trovare dei composti che fossero in grado di funzionare sulle varianti resistenti agli antibiotici di Staphylococcus aureus e Neisseria gonorrhoea.
Per addestrare il loro modello di intelligenza artificiale generativa, Collins e i suoi colleghi hanno prima utilizzato un framework di rete neurale per lo screening virtuale di oltre 45 milioni di frammenti chimici.
L’algoritmo ha quindi generato più di 10 milioni di molecole mai esistite prima, che sono state poi analizzate una ad una dai ricercatori alla ricerca di quelle più promettenti.
Di 200 composti promettenti, 24 sono stati effettivamente realizzabili e di questi 7 hanno mostrato proprietà antibiotiche nei test di laboratorio e, in particolare, 2 sembrano particolarmente efficaci contro i due superbatteri studiati. Il fatto più interessante è che questi composti utilizzano meccanismi di azione diversi rispetto ai normali antibiotici.
I pericoli informatici crescono al pari delle tutele
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non riguarda solamente gli utilizzi legali: anche i malintenzionati, soprattutto se molto preparati dal punto di vista tecnologico, possono sfruttarla a danno delle persone.
Un esempio particolarmente evidente riguarda la scorsa estate, quando un gruppo di hacker russi ha scatenato una vera e propria ondata di mail di phishing in Ucraina (fonte: rapporto pubblicato dal Servizio Statale per le Comunicazioni Speciali e la Protezione dell’Informazione ucraino).
Diversamente dalle comuni mail di phishing queste erano ancora più insidiose perché nascondevano un malware assistito da intelligenza artificiale capace di setacciare i computer alla ricerca di informazioni sensibili da rubare.
Allo stesso modo, anche gli strumenti che ci difendono da truffe e imbrogli crescono attraverso l’IA per rivaleggiare minacce esistenti e future: l’intelligenza artificiale è estremamente abile a riconoscere pattern insoliti, se disponi di una mail puoi accorgertene da come le mail di spam vengono automaticamente filtrate dall’IA nella maggiorparte dei casi.
Connessi nella disconnessione
Attraverso l’intelligenza artificiale è possibile creare degli agenti: un agente non è altro che un’intelligenza artificiale al cui viene data una serie di comandi affinché si comporti in un modo specifico e sia in grado di simulare una specifica personalità. Spesso gli agenti vengono utilizzati per ricevere risposte più specifiche che utilizzino un tono particolare, ad esempio un agente al quale vengono date informazioni del tipo “Sei un ricercatore scientifico che si basa solamente su dati certi provenienti da fonti ufficiali e specializzato nello studio dei batteri” farà in modo che tutte le risposte provenienti dall’agente siano basate su questi parametri.
Se utilizzi Gemini, gli agenti sono chiamati GEM, ma la sostanza è la stessa. Si calcola che il 72% dei teenagers americani abbia utilizzato un compagno IA almeno una volta (fonte indagine Common Sense Media).
Spesso però, risulta che gli agenti vengano utilizzati per creare veri e propri interlocutori virtuali, in cui l’utente antropomorfizza la macchina che diventa un interlocutore, sempre sulla base della precedente indagine, risulta che il 32% degli utilizzatori degli agenti li utilizzi per interazione sociale.
Il problema è evidente: la macchina non è una persona e non ha un pensiero, inoltre è soggetta a errori e bias che la rendono potenzialmente pericolosa. Anche in questo caso tutto sta nell’utilizzo che viene fatto dello strumento.
Uscendo dal contesto di utilizzo, è importante fare una riflessione sull’impatto che l’intelligenza artificiale sta avendo in termini monetari: il primo, più evidente, è legato all’enorme mole di investimenti che continuano ad arrivare al settore.
Stiamo parlando di cifre esorbitanti: a livello globale, l’intelligenza artificiale è costata quasi 800 miliardi di dollari nel periodo compreso tra il 2013 e il 2024 (fonte AI index report della Stanford University).
Per capire le reali dimensioni di questa cifra basta considerare che nel 2024 il rapporto dell’agenzia ONU World Food Programme (WFP), Global Outlook 2025 ha segnalato che con 16,9 miliardi di dollari l’agenzia sarebbe in grado di rispondere alle esigenze alimentari globali del 2025.
Ovviamente si tratta di investimenti di privati e quindi completamente svincolati da doveri sociali, tuttavia risulta piuttosto sconvolgente pensare che con i soldi investiti sarebbe stato possibile fare dei passi da giganti per estinguere la fame nel mondo.
Il secondo impatto riguarda gli strumenti che abilitano l’utilizzo dell’intelligenza artificiale: risorse energetiche, idriche e componentistica. L’intelligenza artificiale ha fatto lievitare in maniera considerevole il costo delle memorie RAM: i data center delle tecnologie AI richiedono una grande quantità di queste componenti tale da prosciugare il mercato e i pochi grandi produttori hanno un maggior interesse a vendere ai datacenter piuttosto che immettere prodotti sul mercato B2C.
Il risultato di queste scelte di mercato si traduce in un aumento di costo che attualmente riguarda le componentistiche per computer e potrebbe presto riguardare anche telefoni, automobili e altri beni elettronici di consumo.
Questa tecnologia deve ancora dimostrarsi valida rispetto all’investimento, ad oggi resta sospesa tra opportunità e sperpero, tra divertimento e rischio, tra sostenibilità e consumi; un continuo
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Articolo realizzato nell’ambito del progetto Dico Sì III edizione
Finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025


