Apprezziamo molto la bravura di Carrisi scrittore – abbiamo letto finora 5 dei suoi romanzi (e ascoltato il suo pensiero in una intervista in radio 1) – è bravo soprattutto in quella sua capacità di creare trame uniche,”calamitanti”, e di descrivere i suoi personaggi dando loro una personalità che li fa rivivere, dopo un po’, in carne ed ossa davanti al lettore.
Questa volta però, egregio dottor Carrisi, pur restando lei sempre bravo in queste cose e pur apprezzando (ma con un voto di solo 6 su 10) La casa delle luci, abbiamo da presentarle alcune osservazioni di fondo.
Non è bello per chi legge essere profondamente immerso in questo tipo di trama, attratto, coinvolto e trasportato nelle vicende per poi essere lasciato – non diciamo a bocca asciutta, perché qualche libera e personale interpretazione fa piacere ogni tanto inventarla – con più domande che risposte su “come finirà?”, “cosa faranno ora i personaggi che ho conosciuto?”.
E, soprattutto, non si può dare per scontato che il “povero lettore” conosca (per spingerlo a leggere…) i romanzi precedenti per comprendere di cosa sta parlando o che debba aspettare i 18 anni della bimba protagonista, la decenne Eva, per sapere se guarirà e cosa farà!… Magari lo dirà in un romanzo futuro… E ritorna l’obbligo di leggere ancora dell’altro per capire tutto.
Eva è una intelligente bimba che “non vuole mai lasciare la casa in cui è nata e cresciuta” e che vive con la governante, signora Vannini, ed un’educatrice, ragazza alla pari, Maya, nella grande villa di oltre 50 stanze in cima ad una collina nei dintorni, “a tre autobus”, da Firenze.
Per capire alcuni disturbi comportamentali di Eva viene chiamato, come ultima possibilità, lo psicologo, addormentatore di bambini (applica l’ipnosi), Pietro Gerber; in casa non v’è traccia né della madre, contessa Beatrice Onegli Catelani, (sempre in viaggio) né del padre, Guglielmo (si scoprirà che dopo la separazione dalla moglie fa l’antiquario a Firenze), situazione che aggrava lo stato mentale della bimba.
Con Eva convive un “amichetto” che nessuno vede mai, tranne lei, che le dice cosa deve fare e cosa no, in ogni momento.
Questo bimbo racconta la sua storia ad Eva, quindi sotto ipnosi anche a Gerber. Nelle successive sedute ipnotiche di approfondimento Gerber scopre che “fin troppo casualmente” la sua storia somiglia ad una vicenda vissuta 25 anni prima, nel 1997, da lui e dai i suoi amici: suo cugino Iscio e Deborah, Dante, Ettore, Giovannone ed il piccolo Zeno Zanussi (Batigol, tifoso della Fiorentina).
Durante uno dei loro giochi, quello dei ceri (un sorta di nascondino che termina quando tutti sono stati scoperti e toccati dal “cacciatore” che fa finire il gioco con la parola latina “arimo”), Zeno sparisce e non sarà mai ritrovato, né mai si avranno sue notizie, fino ad oggi, tramite Eva, che sembra leggere nel passato e nel futuro di Gerber con stranissime coincidenze difficili da interpretare.
Il bambino sembra essere Eva ed Eva questo bambino che non ricorda il suo nome. Lo psicologo ipnotista non crede nella parapsicologia, è uno scienziato, e si adopererà per giungere a sbrogliare l’intricata matassa, facendosi aiutare dall’investigatore privato Calindri e dall’archivio di suo padre, psicologo ed ipnologo, “il signor B”.
Frattanto, la reputazione di Gerber è in rapido calo, abita da solo, si è separato dalla moglie, Silvia, e dal figlio, Marco, che vivono a Livorno, ed è profondamente scoraggiato e deluso, anche trascurato fisicamente, confuso ed incerto sulla sua vita e sul suo futuro.
Questo caso è l’ultima speranza per rinascere, se lo risolverà tutto potrebbe migliorare, anche l’oppressione dei suoi “fantasmi”, pesanti ricordi paterni e della morte apparente che lo aveva colpito all’età di 11 anni (“il primo lunedì di luglio del 1997 verso le 10.30”), con il cuore che si era fermato per circa 30 secondi, riattivato dal massaggio cardiaco eseguito da suo padre.
Gli avvenimenti che accadono intorno ad Eva ed a lui stesso sembrano sfuggire ad ogni suo controllo: strani acufeni e fischi, come nel gioco dei ceri, di tanto in tanto lo fanno dubitare circa la sua sanità mentale… pure deve risolvere, e soprattutto spiegare, tutto questo.
Lo fa come abbiamo detto all’inizio in un romanzo che comunque “si divora” con voracità intellettiva ed emotiva.
Donato Carrisi, scrittore e regista, drammaturgo e giornalista, è laureato in giurisprudenza con specializzazione in criminologia e scienza del comportamento, ha scritto una quindicina di romanzi vincendo prestigiosi premi in Italia e all’estero, ed inoltre ha vinto il David di Donatello nel 2018 come miglior regista esordiente con il film La ragazza nella nebbia tratto da un suo libro. I suoi romanzi sono tradotti in 30 lingue.

Franco Cortese Notizie in un click



