Nella Repubblica democratica del Congo, “la risposta sanitaria non sta tenendo il passo con la diffusione dell’epidemia di Ebola”.
Lo dichiara Alan Gonzalez, vicedirettore delle operazioni di Medici senza frontiere (Msf) in occasione della visita a Bunia, nella provincia di Ituri, Repubblica democratica del Congo, del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nell’est del Congo, l’Ebola si sta trasformando in una bomba sanitaria
“A 2 settimane dalla dichiarazione dell’epidemia di Ebola nella provincia di Ituri, la situazione è profondamente allarmante e rappresenta una legittima fonte di preoccupazione sia per le comunità sia per il personale sanitario in prima linea. Mai prima d’ora un’epidemia di Ebola aveva registrato così tanti casi a così poco tempo dalla sua dichiarazione”, dice Gonzalez.
A differenza della maggior parte delle precedenti epidemie di Ebola, “questa coinvolge il virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini approvati né trattamenti specifici, e che è particolarmente difficile da diagnosticare a causa della limitata capacita di effettuare test. La realtà oggi è che nessuno conosce la reale portata e gravità di questa epidemia.
Nuovi casi sospetti vengono segnalati ogni giorno, ma centinaia di campioni restano ancora non analizzati.
Allo stesso tempo, gravi limitazioni, tra cui la chiusura delle frontiere e degli aeroporti, continuano a ritardare l’arrivo di forniture mediche essenziali, aiuti umanitari e personale specializzato. Sappiamo per esperienza che queste misure ostacolano pesantemente la risposta all’epidemia e isolano paesi che hanno urgente bisogno di supporto internazionale. Questa epidemia sta rendendo queste conseguenze dolorosamente evidenti”.



