Ecco perché la guerra è contro i lavoratori

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La guerra distrugge ciò che il lavoro costruisce ogni giorno. Non è uno slogan, ma un dato materiale. Ogni conflitto brucia risorse pubbliche e private, sottraendole a sanità, scuola, trasporti, pensioni, welfare. Dove avanzano le armi arretrano i diritti. E a pagare il prezzo più alto sono lavoratrici e lavoratori, insieme alle loro famiglie.

I costi sociali

Nel manifesto diffuso dalla Fiom-Cgil si legge che “qualsiasi guerra è contro l’umanità”. A morire sono civili, donne, uomini, bambini. Ma c’è un’altra ferita meno visibile e altrettanto profonda: l’erosione delle libertà democratiche. In nome della “difesa” si comprimono spazi di partecipazione, si limitano diritti sindacali, si giustificano misure eccezionali che diventano ordinarie. La democrazia, ricorda il sindacato, “non si esporta con le bombe”.

Il documento cita i diversi scenari di crisi, dall’Iran all’Ucraina fino alla Palestina, e denuncia la violazione del diritto internazionale. “La guerra cancella il diritto internazionale: è illegale. Vale per tutti”, afferma la Fiom, che critica anche le ipotesi di speculazione sulle macerie dei conflitti, come nel caso del cosiddetto “board of peace” evocato da Donald Trump. Dietro la retorica della sicurezza si muovono interessi economici e finanziari che nulla hanno a che vedere con la pace.

I Costi economici

C’è poi l’impatto diretto sull’economia reale. Il blocco degli scambi e delle materie prime fa impennare i prezzi di gas e petrolio, alimenta l’inflazione, gonfia le bollette. I profitti delle grandi compagnie energetiche crescono, mentre salari e pensioni perdono potere d’acquisto. Le borse oscillano, gli investimenti industriali rallentano, l’occupazione diventa più fragile. L’effetto domino attraversa confini e settori produttivi.

Il richiamo all’articolo 11

Per questo la Fiom indica una strada netta: applicare l’articolo 11 della Costituzione, che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La richiesta è chiara: condannare i conflitti in corso, rifiutare la partecipazione diretta o indiretta, sostenere le popolazioni civili, rafforzare l’azione diplomatica, investire nel lavoro e destinare risorse alla tutela dell’occupazione e alla riduzione del costo dell’energia.
Pace unica via

La pace, per il sindacato dei metalmeccanici, non è un auspicio astratto. È una scelta politica che riguarda il modello di sviluppo, la qualità della democrazia, la dignità del lavoro. Perché ogni bomba che cade lontano finisce per colpire anche qui, nei luoghi dove si roduce, si vive, si costruisce futuro.