Da giorni vivo sotto attacco dei call center. Non so se stia capitando anche a voi, ma il consueto fastidio quotidiano si è stranamente intensificato a livelli insostenibili. Da alcuni giorni ricevo a ripetizione decine di telefonate moleste con numeri sempre cangianti e difficilmente identificabili.
A volte i numeri risalgono a portatili, a volte invece sono fissi, con prefissi di diverse località italiane o con prefissi internazionali di diverse nazioni. Con questa provenienza mutante e finta, i venditori cercano di ingannarti e indurti a rispondere.
Non puoi isolarti dal mondo, hai il telefono proprio per essere collegato e raggiungibile, non puoi rispondere solo a telefonate da numeri già acquisiti in rubrica, riconducibili ad amici e parenti stretti, per evitare la persecuzione di questi stalker promozionali.
Lo dico a voi, cari lettori, cercando vittime consorti nell’abuso patito, ma lo segnalo in primo luogo alla polizia postale perché intervenga e ripristini seri divieti e adeguate punizioni a chi abusa degli altri in questa violazione continua della privacy e della libertà altrui.
Chiamano a ripetizione, cambiando numero, in modo che a una o all’altra chiamata alla fine abbocchi, perché pensi che stavolta sia una telefonata vera. Credo che gli esiti di questa caccia all’utente siano pari allo zero e indispongano i cittadini verso il prodotto che ti vogliono rifilare.
Ma la persecuzione continua, si sono rotti gli argini ma anche altro, che cito ormai senza giri di parole a chi si permette di importunare. Ma ti senti inerme, non puoi far altro che insultare quel poveraccio che per guadagnarsi due soldi ha il compito di romperti gli organi riproduttivi (definizione tecnica: scrotoclasta).
Noto una recrudescenza soprattutto intorno all’ora di pranzo. Da giorni conto dodici, tredici telefonate consecutive proprio nell’ora in cui si dovrebbe essere lasciati in pace per pranzare. Ma quella raffica si inserisce in una persecuzione che si stende su un arco di ore assai più vasto, dal mattino a sera.
Vedo in questa persecuzione commerciale i segni di una piccola brabrarie quotidiana. La barbarie maggiore è quella di chi uccide, violenta, ruba, deturpa; poi c’è la barbarie minore giustificata dall’ossessione di guadagnare, carpire fiducia, trarre profitto.
Generando danni bilaterali: infatti non viene solo infastidito e violentato l’utente ma viene esposto alla gogna e al pubblico disprezzo anche chi deve procacciare un contratto o una firma disturbando la quiete e la vita altrui. La dignità del dipendente, del lavoratore, è mortificata da questo esporsi alla reazione irritata e agli insulti della preda.
L’unico pietoso velo è l’anonimato: non li vediamo in faccia, questi seccatori, non conosciamo le loro generalità e quando le chiediamo possono essere fittizie. Ma se stai tormentando da sconosciuto un altro sconosciuto, ti dovresti vergognare di cosa ti tocca fare per guadagnarti da vivere.
Non c’è dunque solo lo sfruttamento economico, che spesso si denuncia in questi lavori sottopagati che spesso fanno capo a grandi imprese commerciali, società di distribuzione, vendita a domicilio, aziende con grandi fatturati che vendono di acqua, luce, gas e telefoni. Al lavoro ingrato e ai compensi minimi si unisce anche il disprezzo e a volte l’odio sociale che riscuotono questi kamikaze piazzisti della vendita telefonica.
Ci vorrebbe un nuovo Marx per denunciare le nuove forme di sfruttamento e di umiliazione della nostra epoca, a cui si aggiunge il fastidio arrecato ai potenziali acquirenti. Bisognerebbe tassare non solo gli extraprofitti ma anche i profitti estorti malamente di queste aziende.
Questa piccola barbarie è il segno ulteriore di una società incivile che vede il prossimo solo come preda, utente da intortare, bersaglio da colpire e da cui prelevare, succhiare soldi. È una filosofia di vita che mette gli uni contro gli altri, i poveri che danno l’assalto ai meno poveri o ai benestanti per intestarsi un contrattino o vendere una roba. Dietro tutto c’è la patologia del consumismo, il premio all’infedeltà – cambia gestore, cambia ditta e ci guadagnerai- l’instabilità nei rapporti e nelle utenze, la mobilità e la pirateria senza scrupoli come legge della concorrenza.
Marcello Veneziani



