L’Aran Scuola (ovvero l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, cioè l’ente tecnico che negozia i contratti collettivi nazionali di lavoro per il personale scolastico in Italia) e i tutti i sindacati, inclusa la Cgil, hanno firmato il rinnovo del contratto per i comparti istruzione e ricerca per il 2025-2027.
Il personale avrà un aumento medio di 137 euro al mese. Se si guarda agli ultimi tre contratti firmati l’incremento medio sulle buste paga è di 395 euro. L’annuncio è arrivato dal ministro per la Pubblica amministrazione Zangrillo, che ha parlato di “obiettivo raggiunto” e specificato: “Quello che avevamo promesso abbiamo mantenuto: tre rinnovi per la scuola in tre anni, con l’ultimo firmato appena quattro mesi fa. Dal 2023 a oggi abbiamo siglato i contratti relativi ai trienni 2019/21, 2022/24 e 2025/27. Un obiettivo che possiamo considerare straordinario”.
Il ministro ha sottolineato che il contratto è stato siglato da tutte le rappresentanze sindacali di categoria: “Abbiamo garantito così con questi tre contratti incrementi complessivi del 16 per cento per 1,3 milioni di lavoratrici e lavoratori del comparto. Come promesso: ritmo, continuità e basta ritardi. E lo dimostra il fatto che abbiamo già stanziato le risorse per il prossimo triennio 2028/30”.
L’accordo definisce gli incrementi mensili lordi degli stipendi tabellari, erogati in tre tranche annuali: 1° gennaio 2025, 1° gennaio 2026 e 1° gennaio 2027.
A regime, dal 1° gennaio 2027, l’incremento medio per l’intero comparto è pari a 137 euro lordi per 13 mensilità; per il personale docente della scuola l’aumento medio sale a 143 euro lordi per 13 mensilità.
Poiché l’ipotesi di accordo viene sottoscritta nel corso del secondo anno del periodo contrattuale di riferimento, il personale maturerà arretrati per la quota di incremento non ancora corrisposta. Calcolati al 30 giugno 2026, gli importi stimati vanno da circa 815 euro a circa 1.250 euro.
L’intesa riguarda circa 1,2 milioni di dipendenti pubblici che operano nelle istituzioni scolastiche ed educative, nelle università, negli enti pubblici di ricerca e nelle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica.



