Frecciarossa lenta: nel 2025 gli italiani hanno perso due anni di vita per i ritardi

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Nella sua crudezza, il dato è oggettivamente impressionante: le Frecce che hanno attraversato il Paese negli ultimi dodici mesi hanno accumulato un ritardo complessivo di quasi due anni (676 giorni per l’esattezza, pari a un anno e dieci mesi)

Numero che, applicato agli oltre 90 mila treni presi in considerazione fra Frecciarossa, argento e bianca, cioè tutti quelli di Trenitalia che percorrono le linee ad alta velocità, si traduce in una media di dieci minuti in più per ogni convoglio rispetto all’orario previsto per l’arrivo. Lo studio, a cura di Claudia Calore, porta la firma di Europa Radicale, s’intitola allusivamente “Altra velocità” e offre una panoramica estesa del tempo perduto nel trasporto viaggiatori in Italia: «Ciò che emerge è che la nostra rete ferroviaria non regge e che e che vi sono settori che di frequente collassano letteralmente», spiega Igor Boni.

E non è solo questione di disagi per i passeggeri, comunque notevoli, c’è anche un risvolto economico negativo per l’azienda: «Il danno alle casse di Trenitalia è potenzialmente rilevante – aggiunge Boni -. Si stimano oltre 90 milioni di euro, tra rimborsi per ritardi e cancellazioni».

Sfogliando il dossier – basato sull’esame dei dati rilevati dal portale ufficiale di Trenitalia «Viaggiatreno», che fotografa la situazione dei convogli in circolazione con annessi orari – balza agli occhi la percentuale di treni in ritardo: il 66% del totale, quasi sette su dieci. Gli autori della ricerca evidenziano anche come, a differenza delle Frecce, per i convogli del concorrente non sia possibile avere informazioni: «Italo non consente di accedere ad alcun dato affidabile».

Tornando ai numeri disponibili, la percentuale dei treni in ritardo, che comunque nell’arco dell’anno non scende mai sotto il 50%, tocca il suo picco a luglio, giugno e settembre (in quest’ordine) superando il 70%. Il mese a più alto tasso di puntualità è agosto, col 47%, «ma questo miglioramento può derivare da una forte rimodulazione degli orari dovuta ai lavori sulla linea, con un allungamento dei tempi di percorrenza che ha aumentato artificialmente i margini di rispetto dell’orario», osservano i responsabili dello studio. Quanto ai giorni della settimana, in quelli feriali i treni in ritardo oscillano fra il 66,8% del lunedì e il 68,9% del venerdì. Di sabato si scende al 60% e la domenica al 58%. I mezzi più penalizzati risultano i Frecciabianca, con una media annua del 73% di convogli in ritardo, seguiti dai Frecciargento (71%) e dai Frecciarossa (65%).

Franco Giubilei